Turchia: arrestato rappresentante di Reporters Sans Frontières

A man holds up a placard as people demonstrate in support of Turkish daily newspaper Zaman in front the headquarters in Istanbul on March 4, 2016. An Istanbul court on Friday ordered into administration the Turkish daily newspaper Zaman  that is sharply critical of President Recep Tayyip Erdogan, amid growing alarm over freedom of expression in the country.  / AFP / OZAN KOSE        (Photo credit should read OZAN KOSE/AFP/Getty Images)

Ieri, 20 giugno 2016, un tribunale di Istanbul ha ordinato l'arresto del rappresentante di Reporter Sans Frontières (Rsf), Erol Önderoglu, del presidentessa della Fondazione per i diritti umani della Turchia (Tihv), Sebnem Korur Fincanci, e del giornalista e scrittore Ahmet Nesin. Tutti sono accusati di "propaganda terroristica" per aver preso parte ad una campagna di solidarietà a sostegno del quotidiano filo-curdo Özgür Gündem.

Il mese scorso, Önderoglu, Fincanci e Nesin hanno assunto la direzione simibolica (per un giorno cisuacuno) del giornale. L'iniziativa era contemplata all'interno di una campagna a fovaore della testata, sottoscritta da 44 personalità del mondo del gionralimo. Fra questi, 37 risultano essere indagati dalla giustizia turca. Ma appare incredibile che si sia poutto arrivare perfino all'arresto preventivo per i tre protagonisti di questa vicenda.

A ridosso dell'udienza, Önderoglu ha raccontato a telofono: "il pubblico ministero che ci ha interrogato ha richiesto la nostra incriminazione e il nostro arresto per propaganda terroristica" a favore del Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk). Questa dichiaraziano ha subito messo in allerta Rsf, che sta già promuovendo inziative di sensibilizzazione a fovore del giornalista.


A Erol Önderoglu, rappresentante di Rsf in Turchia dal 1996, e agli altri due condannati, la corte ha contestato tre articoli, nei quali si documentava la lotta interna tra diverse "fazioni" delle forze di sicurezza turche e le operazioni in corso del governo di Ankara contro i separatisti curdi nel sud-est.

All'esterno del tribunale di Istanbul, un centinaio di attivisti, sfidando i divieti, hanno manisfestato contro la sentenza. "Non cederemo alle pressioni", hanno gridato in massa. E le immagini sono finite sui social e su numerosi siti informazione straniera.

Parlando all'agenzia Bianet, Fincanci ha detto che la corte ha deciso per l'incarcerazione al fine di "rompere la solidarietà" per Özgür Gündem. Contemporaneamente, Ahmet Nesin, figlio del famoso scrittore turco Ali Nesin, lanciava, semper su Bianet, l'allarme riguardo deterioramento della libertà di stampa nel paese eurasiatico.

Per parte sua, la rete di organizzazioni per i diritti umani EuroMed Diritti ha chiesto il "rilascio incondizionato" dei tre detenuti. Inoltre, ha esortato la Turchia a "porre fine alla persecuzione di attivisti dei diritti umani e giornalisti" e a rispettare la Carta dei diritti dell'uomo delle Nazioni Unite.

Attualmente i giornalisti finiti dietro le sbarre in Turchia sono 28. Per lo più, appartengono ai media di sinistra o pro-curdi. Gli ultimi condannati (ma attualmente in libertà vigliata in attesa di giudizio definitivo), sono stati Erdem Can Dündar e Erdem Gül, rispettivamente direttore e caporedattore del giornale di opposizione Cumhuriyet. I due sono finiti nei guai con la giustizia dopo aver rivelato una spedizione illegale di armi verso la Siria.

Si deve aggiugere, poi, che circa 2 mila giornalisti sono stati licenziati dal loro posto di lavoro a causa di pressioni da parte delle autorità dal 2013 ad oggi. E, in virtù della nuova legge anti-terrorismo voluta dal presidente Recep Tayyp Erdogan, la magistratura ha gioco ancora più facile ad ostacolare oppositori e libertà di espressione.

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