Hong Kong, artisti e giovani ricordano l'Umbrella Revolution

Sono passati due anni dall'Umbrella Revolution, la "rivolta degli ombrelli" di Hong Kong ma non sembra essersi sopita la voce dei giovani che chiedono più indipendenza da Pechino.

Centinaia di manifestanti muniti di ombrelli gialli sono scesi oggi in piazza nella città cinese e alle 17,58 locali (le 11,58 italiane), è scattato il silenzio: l'ora esatta in cui le forze di polizia spararono gas lacrimogeni sui dimostranti che per proteggersi si aiutarono con gli ombrelli, da cui il nome del movimento democratico che sfidò Pechino reclamando un vero suffragio universale.

Il governo centrale cinese non cedette neanche di un palmo. Da allora il messaggio si è radicalizzato presso alcuni democratici che oggi chiedono l'autonomia o l'indipendenza totale da Pechino. Almeno cinque deputati rappresentanti di questa tendenza sono appena stati eletti al Parlamento locale.

Tra questi anche Nathan Law, uno dei leader della rivolta di due anni fa:

"L'indipendenza potrebbe essere una opzione. Ogni cittadino dovrebbe poi riflettere su fino a che punto questo porterebbe a una società ideale. La cosa più importante per me è che Hong Kong possa decidere del proprio destino e vivere una vita migliore"

ha detto Law dal piccolo palco allestito per l'occasione.

Hong Kong è stata restituita a Pechino dagli inglesi sulla base di un accordo che concedeva delle libertà sconosciute sul continente, secondo il principio di "un Paese, due sistemi".

Ma a due anni dalla rivolta, sempre più abitanti hanno la sensazione che la Cina stia rafforzando la presa sull'ex colonia britannica ritornata sotto la sua tutela nel 1997.

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