Alberghi gestiti da enti religiosi, la Cassazione: “Tasse agevolate solo se applicano tariffe ridotte”

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Gli alberghi e i pensionati gestiti da enti religiosi o no profit dovranno offrire prezzi “significativamente ridotti” rispetto a quelli di mercato se vogliono ottenere una tassazione agevolata da parte dello Stato italiano. É la Corte di Cassazione a stabilirlo dando ragione all’Agenzia delle Entrate nel caso che aveva in oggetto l’IRES ridotta per l’Istituto delle Rosine di Torino, il pensionato femminile che si trova in zona Mole Antonelliana.

Tutto era nato nel 2015, quando la commissione tributaria del Piemonte aveva annullato l’avviso di accertamento che il Fisco aveva inviato all’Istituto delle Rosine, sostenendo come quell’istituto fosse “una struttura ricettiva che accoglie esclusivamente studentesse lavoratrici per brevi periodi di tempo con evidenti obiettivi sociali”.

L’Agenzia delle Entrate, a quel punto, ha fatto ricorso alla Corte di Cassazione, convinta che pur in presenza di una tassazione agevolata non si può impedire al fisco di effettuare tutti i controlli e di accertare quale sia l’attività “concretamente svolta” dalle strutture ricettive che vengono gestite da enti religiosi e da cooperative non profit.

Secondo i giudici della Corte di Cassazione, infatti, il pensionato legato all’Istituto delle Rosine di Torino “costituiva di fatto una attività alberghiera, aperta al pubblico” e “gli immobili risultavano locati a privati secondo una logica di mercato”. L’istituto, secondo i giudici, forniva alloggi a privati con prezzi di mercato - una stanza singola a partire da 498 euro e una doppia a partire da 448 euro - ma godeva comunque di una tassazione agevolata.

Analogamente a quanto affermato in materia di Ici, lo svolgimento di attività di assistenza o di altre attività equiparate, senza le modalità di una attività commerciale, costituisce il requisito oggettivo necessario ai fini dell'agevolazione e va accertato in concreto, con criteri di rigorosità, e, dunque, verificando le caratteristiche della 'clientela' ospitata, della durata dell'apertura della struttura e, soprattutto, dell'importo delle rette, che deve essere significativamente ridotto rispetto ai 'prezzi di mercato', onde evitare una alterazione del regime di libera concorrenza e la trasformazione del beneficio in un aiuto di Stato.

Per avere diritto alla tassazione agevolata, secondo la Cassazione, queste strutture ricettive devono offrire dei prezzi significativamente ridotti rispetto al mercato, così da non andare ad alterare il regime di libera concorrenza e non creare danno agli albergatori che offrono prezzi simili e che ogni anno vengono tassati per intero.

Ora spetterà alla Commissione tributaria del Piemonte, dopo questa sentenza, a rivedere la decisione con cui nel 2015 annullò l’avviso di accertamento del fisco accusando l’Agenzia delle Entrate di essere troppo restrittiva nella valutazione dei criteri per la tassazione agevolata. Sentenza alla mano, quindi, il fisco non era affatto “troppo restrittivo”.

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