La legge anti-moschee della Lombardia fa chiudere una Chiesa

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Chi di oscurantismo ferisce di oscurantismo perisce.

Si potrebbe riassumere così la incredibile, e un tantino buffa, vicenda della cappella della Fraternità sacerdotale San Pio X a Seregno, nel cuore della Brianza in provincia di Monza: qui la comunità dei lefebvriani di Seregno celebrava messa in latino fino a quando non è emerso che il Comune non era dotato del piano per le attrezzature religiose all'interno del proprio piano urbanistico. Motivo per cui è stata fatta chiudere.

Con l'entrata in vigore della norma regionale anti-moschee, che vuole impedire la realizzazione di nuovi luoghi di culto per la comunità musulmana lombarda, anche la cappella dei lefebvriani di Seregno è stata messa automaticamente fuori dalla legalità e la chiesa lefebriana è ora spogliata dei suoi arredi sacri. Come scriveva qualche giorno fa il quotidiano Il Giorno naturalmente è già in corso una battaglia legale, giunta fino al Consiglio di Stato, ma i risvolti da cui possono essere tratti spunti sono molteplici e tutti interessanti.

Come spiega Seregno.tv l’immobile è di proprietà dell’Associazione San Giuseppe Cafasso, che ha presentato al Tar un’istanza di sospensiva contro l’ordinanza di chiusura. Prima dell’acquisto e della ristrutturazione era stato chiesto ufficialmente da parte degli interessati al Comune se l’immobile era idoneo all’attività di culto e la risposta da parte degli uffici comunali era stata positiva: tuttavia, dopo che il Tar ha negato la sospensiva, il legale della confraternita Fabio Broglia si è rivolto al Consiglio di Stato. Le funzioni all’interno della struttura sono sospese e sono stati rimossi tutti i simboli sacri.

La questione è complessa, nella sua semplicità: stando alla legge regionale, cui l’amministrazione comunale ha potuto semplicemente adeguarsi, la struttura è inidonea come luogo di culto: l'intera vicenda è stata originata dal fatto che il Comune di Seregno non ha adottato per tempo il piano delle "attrezzature religiose" nel documento urbanistico, come invece richiesto dalla norma voluta dal governatore Roberto Maroni. Ciò che è curioso è che il sindaco di Seregno, l'avvocato Edoardo Mazza, è stato eletto nel 2015 con il sostegno di tutto il centrodestra (Forza Italia, Lega Nord, Amare Seregno e La Nuova Seregno) ed oggi la sua amministrazione deve gestire le reprimende di uno dei gruppi più tradizionalisti e conservatori della Chiesa Cattolica.

I lefebvriani erano infatti stati messi fuorilegge e poi riabilitati da papa Benedetto XVI e la comunità seregnese si è distinta, negli anni, per battaglie decisamente di grande eco pubblica: qualche anno fa, racconta Vice, "Forza Nuova aveva annunciato il suo Boreal Festival, un evento annuale pieno di destre europee e dal momento che nessuno voleva ospitarlo, a un certo punto era circolata la voce che gli unici ad accettare la sfida e accogliere i neo-europei sarebbero stati i lefebvriani di Seregno, sempre in una cappella. Poi è stato tutto smentito, e il Festival c’è stato ma senza l’aiuto della fraternità".

Insomma, la norma anti-moschee fortemente voluta e promossa dai leghisti in Regione Lombardia ha mietuto la sua prima vittima: la Chiesa dei cattolici scismatici tradizionalisti fedeli a Marcel Lefebvre. Un fatto che sa di beffa, seppure una beffa amara che in parte indica molto bene il baratro nel quale la società moderna sta finendo: le disposizioni della politica per dare addosso a qualcuno si ritorcono, in un certo senso, contro chi le ha emesse. Tutta la storia ricorda un po' la massima pastore Martin Niemöller sull'ignavia degli intellettuali tedeschi di fronte all'ascesa del nazismo, che riportiamo di seguito e che secondo chi scrive è emblematica di ciò che è successo:

"Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c'era rimasto nessuno a protestare."

La cappella si trova in via Eschilo a Seregno ed era frequentata da una cinquantina di fedeli che ogni domenica mattina alle 10 si ritrovano per ascoltare la messa officiata secondo il rito uscito dal Concilio di Trento, quasi del tutto abbandonato dai Cattolici dopo il Concilio Vaticano II. Secondo Il Giorno anche l’ex presidente della Camera, Irene Pivetti, è stata vista frequentare la funzione diverse volte. Dal primo tempio, allestito in modo discreto in un appartamento di via Sanzio, si era passati a un capannone, poi alla chiesa di via Eschilo, completa di tutto.

Foto | Messainlatino.it

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