Oxfam, a Gaza 1,8 milioni di abitanti senz'acqua

Un rapporto presentato da Oxfam dal titolo "Gaza senz'acqua" descrive una situazione umanitaria, all'interno dell'enclave palestinese nel sud di Israele, gravissima e sull'orlo del collasso: l'ennesima "catastrofe ecologica e umanitaria", così è stata definita, è dovuta alle difficoltà di fornire approvvigionamenti idrici ai suoi due milioni di abitanti della Striscia, con le inevitabili e immaginabili conseguenze all'interno di una delle zone più densamente popolate del mondo.La situazione è drammatica.

La Striscia, incassata tra il Mediterraneo, Israele e l'Egitto, si trova ai margini del deserto e i corsi d'acqua sono praticamente inesistenti: la falda freatica è sovrasfruttata e questo favorisce le infiltrazioni di acqua di mare che ne aumenta la salinità, problema già molto grave e a cui di deve aggiungere l'inquinamento chimico e microbiologico di un territorio congestionato e da sempre in prima linea nell'estenuante e sfibrante conflitto con Israele.A oltre due anni dal conflitto che nel 2014 distrusse buona parte del sistema idrico e fognario di Gaza, il meccanismo previsto dalla comunità internazionale per la ricostruzione post-bellica non riesce a decollare. Una situazione sull'orlo del tracollo denunciata da Oxfam nel rapporto "Gaza senz'acqua" e aggravata degli effetti del decennale blocco di Israele sulla Striscia.

"Siamo alle soglie di una catastrofe idrica. Secondo le stime degli esperti, da qui al 2020 non ci sarà più acqua. [...] Oggi il 90% dell'acqua non è potabile, nel 2020 sarà il 100%. E questo si trasformerà in una catastrofe sanitaria e ambientale"

spiega Sami Loubbad, responsabile dell'Ambiente nell'ambito del ministro della Salute di Gaza.

Il 95% della popolazione di Gaza per bere e cucinare dipende dall'acqua marina desalinizzata fornita da autocisterne private perché l'acqua fornita dalla danneggiata rete idrica municipale non è potabile e perché migliaia di abitanti non sono allacciati alla rete. Anche il sistema fognario è inadeguato. Oltre un terzo delle famiglie non è connesso al sistema delle acque reflue. Una emergenza di cui fanno le spese soprattutto donne e bambini costretti a lavarsi, bere e cucinare con acqua contaminata ed esposti così al rischio di malattie e disidratazione.

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