World Food Programme in Etiopia: lo chef Rugiati testimonial per la campagna #whatfoodmeans

Simone Rugiati è stato in Etiopia con il World Food Programme delle Nazioni Unite: la campagna #whatfoodmeans in sostegno alle popolazioni locali

In Etiopia la siccità e le difficili condizioni di vita delle popolazioni rurali stanno causando una durissima carestia che con il passare del tempo si aggrava sempre di più. Le Nazioni Unite, con il Programma Alimentare Mondiale (World Food Programme, o WFP), grazie anche a partnership importanti come con l'Unione Europea, sono da anni attente ed attive sul territorio etiope per sostenere le popolazioni locali nella quotidiana lotta alla fame.

L’ufficio per gli aiuti umanitari dell’UE, in partnership proprio con il World Food Programme, ha aiutato a salvare vite umane e i mezzi di sussistenza per oltre sette milioni di persone in Etiopia dal 2015, quando il paese si trovò ad affrontare la peggiore siccità in decenni. Lavorando insieme, l’UE, il WFP e il governo etiope riuscirono ad evitare una carestia, raggiungendo le comunità più vulnerabili con gli aiuti.

Nonostante questo i problemi continuano e la lotta contro la fame e la carestia perdura ancora oggi, con 5 milioni di etiopi a rischio fame: solo in Etiopia il World Food Programme ha un team di 800 persone e un network di 14 uffici in tutto il paese che, nel 2016, hanno distribuito 75.000 tonnellate di cibo – l’equivalente di oltre 30.000 camion, sotto la guida del direttore del programma John Aylieff. Lo scorso anno nel nord-est dell'Etiopia la siccità ha colpito duramente e ancora oggi le popolazioni locali sono fortemente a rischio.

Lo chef italiano Simone Rugiati, in compagnia di altri cinque colleghi europei, è uno dei testimonial della campagna del WFP #whatfoodmeans in sostegno proprio alle popolazioni etiopi colpite dalla siccità ed ha voluto portare il proprio contributo raccontando ciò che ha visto e toccato con mano nel suo viaggio in Etiopia con l'agenzia ONU.

In Etiopia Rugiati e gli altri chef hanno incontrato alcune famiglie che hanno ricevuto l’assistenza del WFP nella carestia dell’anno scorso: un'occasione per scoprire cosa ha fatto, nel concreto, il programma con la campagna #WhatFoodMeans per le comunità maggiormente colpite e venire a conoscenza degli alimenti base della cucina etiope e di quanto questo cibo significhi molto più che solo una fonte di energia per il corpo. Un elemento fondamentale per chi, come Simone Rugiati, ha fatto del cibo una ragione di vita, personale e professionale:

“Poter cucinare insieme alle famiglie che ho incontrato è stata un’esperienza unica. Creare un piatto con queste persone, dividendosi i compiti, condividendo tutto con un’incredibile energia e allegria nonostante le difficoltà che hanno dovuto affrontare a causa della siccità e della carestia che li ha messi a durissima prova, è stato davvero indimenticabile! Incredibile la loro forza per venirne fuori grazie al supporto del World Food Programme e all’aiuto umanitario dell’Unione Europea, che ha consentito alle popolazioni locali e a queste famiglie di continuare a costruire il proprio futuro.”

Invitato dall’ufficio umanitario dell’Unione Europea e dal World Food Programme, Simone Rugiati ha visitato le regioni Tigray e Afar nel nord dell’Etiopia. Simone era insieme ad altri 4 chef che hanno dedicato il loro tempo a conoscere di persona l’aiuto, la speranza e la resilienza e #WhatFoodMeans per i beneficiari in Etiopia.

#WhatFoodMeans è una nuova campagna che vuole far conoscere al pubblico europeo come, grazie all’Unione Europea, il World Food Programme abbia potuto sconfiggere la fame in un momento critico in Etiopia. Essa dimostra come le partnership e gli interventi giusti possano salvare vite ma anche sostenere il futuro, alimentare i sogni e supportare i mezzi di sostentamento. Nel 2016, la Commissione Europea ha fornito 168,3 milioni di euro in aiuti umanitari all’Etiopia. I fondi sono stati usati per assistere milioni di persone tra le più vulnerabili, inclusi rifugiati e quanti sono stati colpiti dalla siccità, dalla scarsità di acqua e di cibo in molte parti dell’Etiopia.

#whatfoodmeans_blogo

Solo lo scorso anno il programma, per affrontare quello che potenzialmente era indicato come "il peggior disastro umanitario nella storia dell'Etiopia", ha raggiunto oltre 7 milioni di persone in una complicatissima situazione logistica. Una sfida apparentemente impossibile ma che è stata superata grazie al lavoro di squadra, anche se l'emergenza non si è certamente placata. Anche quest'anno infatti l'Etiopia vive una siccità durissima che mette a rischio non solo i raccolti e i pascoli ma l'intero approvvigionamento idrico di regioni vastissime, spesso costringendo le popolazioni locali a migrare e ingrossare i centri urbani, città enormi e vive come Addis Abeba dove però nelle periferie la vita è durissima.

Osservare come uno chef professionista si interfaccia e si stupisce delle tradizioni culinarie locali, di come colga e trasmetta perfettamente l'essenza di quelle tradizioni e il loro peso culturale, cui ne discende un certo rispetto, è una cosa che scalda il cuore e che rende molto bene quanto l'argomento "food" sia importante a tutte le latitudini, anche se con diverse declinazioni.

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