Le intercettazioni dei jihadisti di Venezia

"Se mi chiamano, sono pronto a uccidere".

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I presunti jihadisti kosovari arrestati ieri a Venezia sono stati per lungo tempo intercettati dalla polizia, il che ha permesso di ottenere stralci di conversazione molto indicativi: "Se domani faccio il giuramento e mi danno l’ordine, sono obbligato a ucciderli tutti".

Si parlava inoltre dell'attentato di Londra a Westminster, commentandolo con un "hanno fatto bene" e della necessità di trasformare tutte le chiese in moschee. Come giustificazione alle loro azioni, la più semplice: "Loro uccidono i nostri in Siria, noi uccidiamo qui. Dente per dente, occhio per occhio".

Su Repubblica si legge:

«Dobbiamo morire, noi.. perché non possiamo prendere questa terra, se domani abbiamo questa possibilità perché non sfruttarla». Accennano a solenni promesse, come fa chi si sente già martire. «Se domani faccio il giuramento e mi danno l’ordine, sono obbligato ad ucciderli tutti». E l’adesione ideologica allo Stato Islamico emerge, con certezza, leggendo i post che Bekaj Fisnik ha lasciato a gennaio in Rete: un’immagine dei miliziani islamisti e il commento «lo Stato Islamico si fa con gli uomini e non coi cetrioli»; la foto della carta igienica associata al volto di Vladimir Putin e la scritta «Che Allah lo distrugga. Infine, quella che assomiglia a un’ultima chiamata ad agire: «Non si deve rinunciare per il timore delle ripercussioni».

Per addestrarsi, i presunti terroristi guardavano decine e decine di volte un filmato su YouTube in francese in cui si spiega come uccidere con un colpo di coltello di solo.

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