Cassazione: coltello Sikh e valori occidentali, il testo completo

Sta facendo discutere nelle ultime ore la sentenza della Corte di Cassazione relativa al caso di un cittadino indiano che è stato fermato in Italia (a Goito, in provincia di Mantova) mentre aveva con sé un coltello kirpan, pugnale sacro dei Sikh.

I titoli della stampa nazionale sottolineano il passaggio della sentenza che fa riferimento ai valori occidentali. Repubblica ad esempio titola con questo virgolettato: "Migranti devono conformarsi a nostri valori".

Ma cosa dice esattamente la sentenza? Nel punto 2.2 si legge:

L'imputato ha affermato che il porto del coltello era giustificato dal credo religioso per essere il Kirpan "uno dei simboli della religione monoteista Sikh" e ha invocato la garanzia posta dall'articolo 19 della Costituzione. Il Collegio, pur a fronte dell'assertività dell'assunto, non ritiene che il simbolismo legato al porto del coltello possa comunque costituire la scriminante posta dalla legge.

Arriviamo al punto 2.3, quello più commentato. Lo ricopiamo integralmente:

2.3. In una società multietnica, la convivenza tra soggetti di etnia diversa richiede necessariamente l'identificazione di un nucleo comune in cui immigrati e società di accoglienza si debbono riconoscere. Se l'integrazione non impone l'abbandono della cultura di origine, in consonanza con la previsione dell'art. 2 Cost. che valorizza il pluralismo sociale, il limite invalicabile è costituito dal rispetto dei diritti umani e della civiltà giuridica della società ospitante. È quindi essenziale l'obbligo per l'immigrato di conformare i propri valori a quelli del mondo occidentale, in cui ha liberamente scelto di inserirsi, e di verificare preventivamente la compatibilità dei propri comportamenti con i principi che la regolano e quindi della liceità di essi in relazione all'ordinamento giuridico che la disciplina. La decisione di stabilirsi in una società in cui è noto, e si ha consapevolezza, che i valori di riferimento sono diversi da quella di provenienza ne impone il rispetto e non è tollerabile che l'attaccamento ai propri valori, seppure leciti secondo le leggi vigenti nel paese di provenienza, porti alla violazione cosciente di quelli della società ospitante. La società multietnica è una necessità, ma non può portare alla formazione di arcipelaghi culturali configgenti, a seconda delle etnie che la compongono, ostandovi l'unicità del tessuto culturale e giuridico del nostro paese che individua la sicurezza pubblica come un bene da tutelare e, a tal fine, pone il divieto del porto di armi e di oggetti atti ad offendere.

La sentenza dunque riconosce il valore degli articoli 2 e 19 della Costituzione ma sottolinea il limite "costituito dal rispetto dei diritti umani e della civiltà giuridica della società ospitante".

Questo paragrafo della sentenza indica che "l'integrazione non impone l'abbandono della cultura di origine".

Il passaggio dove si legge "È quindi essenziale l'obbligo per l'immigrato di conformare i propri valori a quelli del mondo occidentale" è di certo scritto con poca chiarezza e può essere mal interpretato se letto isolatamente. Una lettura integrale rende chiaro che il senso di tutto il paragrafo è che qualsiasi valore religioso è lecito finché non vada contro le leggi dello Stato (in questo caso, portare un coltello).

Questi i due successivi paragrafi:

2.4. Nessun ostacolo viene in tal modo posto alla libertà di religione, al libero esercizio del culto e all'osservanza dei riti che non si rivelino contrari al buon costume. Proprio la libertà religiosa, garantita dall'articolo 19 invocato, incontra dei limiti, stabiliti dalla legislazione in vista della tutela di altre esigenze, tra cui quelle della pacifica convivenza e della sicurezza, compendiate nella formula dell'gli interessi costituzionali da tenere in adeguata considerazione nel modulare la tutela della libertà di culto - nel rigoroso rispetto dei canoni di stretta proporzionalità, per le ragioni spiegate sopra - sono senz'altro da annoverare quelli relativi alla sicurezza, all'ordine pubblico e alla pacifica convivenza>>.
2.5. Nello stesso senso, si muove anche l'articolo 9 della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo che, al secondo comma, stabilisce che «La libertà di manifestare la propria religione o il proprio credo può essere oggetto di quelle sole restrizioni che, stabilite per legge, costituiscono misure necessarie in una società democratica, per la protezione dell'ordine pubblico, della salute o della morale pubblica, o per la protezione dei diritti e della libertà altrui. >>.

La sentenza completa è sul sito della Corte di Cassazione.

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