Arrestato il re dell’eolico Nicastri: finanziava la latitanza di Messina Denaro

Arrestato il re dell’eolico Nicastri: finanziava la latitanza di Messina Denaro


Nella notte tra lunedì 12 e martedì 13 marzo 2018 i carabinieri del comando provinciale di Trapani e della Dia, la Direzione investigativa antimafia, hanno condotto un blitz che ha portato all’arresto di dodici persone, tra le quali c’è Vito Nicastri, imprenditore che il Financial Times definì “il signore del vento”, re degli impianti eolici nel Sud d’Italia. Per lui l’accusa è di concorso esterno in associazione mafiosa.

Infatti, secondo quanto scoperto dagli investigatori coordinati dal procuratore Francesco Lo Voi e dall’aggiunto Paolo Guido, Nicastri avrebbe finanziato la latitanza di Matteo Messina Denaro, il capomafia responsabile delle stragi del 1993 a Roma, Milano e Firenze e condannato all’ergastolo.

Già negli anni precedenti, nel 2013 e nel 2015, a Nicastri erano stati confiscati numerosi beni e l’imprenditore era stato anche condannato a due anni e sei mesi per evasione fiscale (mentre era caduta l’imputazione di truffa ai danni dello Stato), ma erano stati esclusi gli indizi di associazione mafiosa. Ora cade anche quest’ultimo tassello.

Le indagini fanno affidamento anche alle dichiarazioni del pentito Lorenzo Cimarosa, cugino acquisito di Messina Denaro che, dopo essere stato arrestato, cinque anni fa ha deciso di collaborare con la giustizia. E Cimarosa ha raccontato che Nicastri consegnò al capomafia trapanese Michele Gucciardi una borsa piena di soldi che era destinata al superlatitante. Quella borsa arrivò proprio a Cimarosa che, a sua volta, la passò a Francesco Guttadauro, il nipote prediletto di Messina Denaro che oggi è al 41 bis.

I pm Carlo Marzella e Gianluca De Leo, che stanno conducendo le indagini su quella borsa piena di soldi, hanno scoperto che quel denaro girò un po’ per la provincia di Trapani alla fine del 2012 ed è l’ultimo segno della presenza del superlatitante in Sicilia.

Dopo quell’episodio non ci sono più riferimenti a Messina Denaro in nessuna delle intercettazioni, perciò l’ipotesi è che ora possa essersi rifugiato lontano dal territorio siciliano, forse al Nord Italia o in Svizzera oppure ancora più lontano, tra le ipotesi c’è infatti il Venezuela, perché lì il superlatitante pare abbia una rete di contatti utili.

Tra i dodici arrestati di stanotte ci sono persone ritenute responsabili, a vario titolo, di associazione per delinquere di stampo mafioso, estorsione, favoreggiamento e fittizia intestazione di beni e tutti i reati sono aggravati dalle modalità mafiose. Sono state scoperte le condotte criminose delle famiglie Di Vita e Salemi, che sono ritenute tra i favoreggiatori di Messina Denaro.

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