Sequestrati i beni all'ex pm Antonio Ingroia: stipendio d'oro e alberghi a 5 stelle

Secondo la Guardia di Finanza ci sono stati troppi sprechi durante la sua gestione della società "Sicilia e-Servizi".

Antonio Ingroia indagato

L'ex pm antimafia Antonio Ingroia è indagato per peculato dai magistrati Francesco Lo Voi, Sergio Demontis, Pierangelo Padova ed Enrico Bologna. Sotto accusa è la sua gestione come amministratore unico e liquidatore di Sicilia e-servizi, una società a capitale pubblico della Regione Sicilia per i servizi informatici che ora si chiama Sicilia Digitale Spa ed è guidata dall'ingegnere informati Dario Corona, scelto dal presidente della Regione Nello Musumeci.

Ingroia, invece, era stato scelto dall'ex presidente Rosario Crocetta e secondo i magistrati avrebbe intascato un po' troppi soldi rispetto a quanti gliene spettavano. Infatti gli sono stati sequestrati beni per 150mila euro, tanto quanto si ritiene che Ingroia abbia sprecato durante la sua gestione. Anche il revisore contabile Antonio Chisari è stato interessante dal provvedimento di sequestro.

Secondo gli inquirenti, infatti, Ingroia aveva diritto solo al rimborso dei biglietti per le trasferte da Roma (dove risiede ora) alla Sicilia, mentre lui si è fatto rimborsare anche i costosissimi soggiorni in hotel extra-lusso come il Grand Hotel Villa Igiea o l'Excelsior. Inoltre si sarebbe attribuito una maxi-indennità di 117mila euro per tre mesi di lavoro come liquidatore della società.

Il problema, secondo gli inquirenti, è che Ingroia ha avuto quella lauta ricompensa nonostante la società avesse utili molto bassi, di soli 33mila euro nel 2013, l'anno contestato, e poi addirittura di 3.800 euro nel 2014.

Ingroia si difende dicendo di aver rimesso in piedi l'azienda e sottolineando che la legge prevede riconoscimenti agli amministratori in caso di raggiungimento di determinati obiettivi. I magistrati che stanno indagando su di lui, però, sottolineano che secondo la nuova disciplina in vigore dal 2008 la liquidazione di somme agli amministratori è prevista solo in presenza di utile e in misura non superiore al compenso omnicomprensivo che all'epoca era di 50mila euro.

Come è partita l'inchiesta e cosa fa ora Ingroia


Antonio Ingroia attualmente lavora come avvocato e tra i suoi assistiti ci sono anche persone arrestate per mafia, come Ninì Bacchi, il "re delle scommesse online". Inoltre si è candidato alle elezioni politiche del 4 marzo con la Lista del popolo per la Costituzione, ma non è stato eletto, tuttavia il giorno dopo la sconfitta ha dichiarato che non abbandonerà la politica.

L'inchiesta su di lui è partita su segnalazione della Corte dei Conti dopo la pubblicazione sul settimanale L'Espresso di un articolo, datato febbraio 2015, intitolato "Servizi e imbarazzi" in cui si parlava dei ricchissimi rimborsi di Ingroia. L'ex pm è stato così raggiunto da due avvisi di garanzia.

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