Papa Francesco contro i cristiani mafiosi: “Hanno la putredine nel cuore”

“Il corrotto fa finta di essere una persona onorevole, ma, alla fine nel suo cuore c’è la putredine”

VATICAN CITY, VATICAN - MARCH 27:  Pope Francis waves to the crowd as he drives around St Peter's Square ahead of his first weekly general audience as pope on March 27, 2013 in Vatican City, Vatican. Pope Francis held his weekly general audience in St Peter's Square today  (Photo by Christopher Furlong/Getty Images)

A pochi giorni dalla Pasqua Papa Francesco è tornato in piazza San Pietro per la consueta udienza generale del mercoledì e oggi nel rivolgersi ai cristiani ha speso qualche parola anche contro la criminalità organizzata che tanti morti e feriti ha provocato non soltanto nel nostro Paese.

Il Santo Padre ha fatto una distinzione molto netta:

Un cristiano, se veramente si lascia lavare da Cristo, se veramente si lascia spogliare da Lui dell’uomo vecchio per camminare in una vita nuova, pur rimanendo peccatore – perché tutti lo siamo - non può più essere corrotto, la giustificazione di Gesù ci salva dalla corruzione, siamo peccatori ma non corrotti; non può più vivere con la morte nell’anima, e neanche essere causa di morte.

E, premettendo che avrebbe affrontato una questione dolorosa e triste, ha proseguito:

Ci sono i cristiani finti: quelli che dicono “Gesù è risorto”, “io sono stato giustificato da Gesù”, sono nella vita nuova, ma vivo una vita corrotta. E questi cristiani finti finiranno male. Il cristiano, ripeto, è peccatore – tutti lo siamo, io lo sono – ma abbiamo la sicurezza che quando chiediamo perdono il Signore ci perdona. Il corrotto fa finta di essere una persona onorevole, ma, alla fine nel suo cuore c’è la putredine. Una vita nuova ci dà Gesù. Il cristiano non può vivere con la morte nell’anima, neanche essere causa di morte. Pensiamo – per non andare lontano – pensiamo a casa, pensiamo ai cosiddetti “cristiani mafiosi”. Ma questi di cristiano non hanno nulla: si dicono cristiani, ma portano la morte nell’anima e agli altri. Preghiamo per loro, perché il Signore tocchi la loro anima. Il prossimo, soprattutto il più piccolo e il più sofferente, diventa il volto concreto a cui donare l’amore che Gesù ha donato a noi. E il mondo diventa lo spazio della nostra nuova vita da risorti.

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