Sciopero di Pasqua nel settore del commercio contro il lavoro nei festivi

Almeno cinque regioni aderiranno allo sciopero.

Sciopero negozi a Pasqua e Pasquetta 2018

"La festa non si vende" e "Vi romperemo le uova nel paniere" sono gli slogan dello sciopero indetto nel settore del commercio dai sindacati Cgil, Cisl e Uil nei giorni di Pasqua e Pasquetta 2018, ossia domani e dopodomani. Hanno già deciso di aderire Emilia Romagna, Lazio, Toscana, Puglia e Sicilia ed è probabile che altre regioni si uniscano alla protesta nelle prossime ore.

I sindacati di categoria, in particolare Filcams-Cgil, Fisascat-Cisl e Uiltucs-Uil, nei volantini preparati per l'occasione spiegano che la loro protesta è contro la liberalizzazione "selvaggia" degli orari e delle aperture e difendono il valore sociale delle festività, il diritto al riposo e alla conciliazione dei tempi di vita e lavoro.

Sciopereranno i lavoratori dei centri commerciali in Emilia Romagna, tutti quelli del settore del commercio in Toscana, Lazio e Sicilia e quelli della grande distribuzione in Puglia. Lazio e Sicilia sciopereranno anche il 25 aprile e il 1° maggio, le due prossime festività dopo Pasqua.

I sindacati chiedono di regolamentare le aperture di domenica e nei giorni festivi, perché dopo il decreto Salva Italia del governo Monti nel 2011 la situazione è diventata insostenibile e tuttavia il fatto di tenere i negozi sempre aperti non ha contribuito a un aumento degli introiti, né dell'occupazione, ma ha avuto come unica conseguenza il peggioramento delle condizioni di lavoro.

Confesercenti ha giudicato la deregulation del commercio come un "disastro", mentre Confimprese, che unisce oltre 300 marchi del commercio retail, si è schierata contro le chiusure. Secondo il Codancons è un "corto circuito ipocrita" perché è risaputo che i consumatori preferiscono fare acquisti nei festivi. Anche l'Unione Nazionale Consumatori è favorevole alle aperture degli esercizi commerciali di domenica e nei festivi e scrive:

"I commercianti non prendano scuse! Se hanno chiuso molti piccoli negozi è per via della crisi e dei consumi che, per quanto in leggera risalita, sono ancora al palo. Se le famiglie si sono spostate dai negozi di vicinato alla grande distribuzione e ai discount è solo perché, non riuscendo ad arrivare alla fine del mese, sono in costante ricerca di offerte promozionali e sconti. Non accettiamo che si usino strumentalmente i lavoratori come paravento. Il diritto al riposo settimanale del singolo lavoratore è sacrosanto e non ha nulla a che fare con l'apertura 24 ore su 24 o quella domenicale"

Vota l'articolo:
4.00 su 5.00 basato su 144 voti.  
  • shares
  • +1
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO