Caso Ragusa: Antonio Logli condannato a 20 anni in appello. Difesa: ricorso dopo le motivazioni

ragusa logli

È stata confermata la condanna a 20 anni di carcere per Antonio Logli accusato dell'omicidio della moglie, Roberta Ragusa, scomparsa dalla sua abitazione di Gello di San Giuliano Terme, Pisa, nella notte a cavallo il 13 e il 14 gennaio di sei anni fa. La Corte d'Assise d'appello di Firenze ha quindi confermato la condanna di primo grado per Antonio Logli, l'imputato era presente in aula al momento della lettura della sentenza.

Antonio Logli era stato condannato in primo grado, con il rito abbreviato il 21 dicembre del 2016. Il Tribunale di Pisa lo aveva ritenuto responsabile dell’omicidio volontario e della distruzione del cadavere della moglie, Roberta Ragusa. Corpo che però non è stato mai rinvenuto.

La sentenza di appello a carico di Logli, che anche nel II grado di giudizio ha optato per l’abbreviato, è stata pronunciata dopo più di sei ore di Camera di consiglio nel tardo pomeriggio di ieri. La Corte era composta dal giudice Maria Cannizzaro, presidente, dal giudice a latere Silvia Mugnaini e da sei giudici popolari.

I giudici hanno fatto propria la ricostruzione della pubblica accusa in base alla quale Antonio Logli, la notte in cui scomparve la moglie, sarebbe stato scoperto al telefono con l’amante: da qui il litigio sfociato nell’omicidio e nella distruzione del cadavere di Roberta Ragusa.

Logli, che si è sempre proclamato innocente, non avrebbe battuto ciglio dopo la lettura della sentenza ma la difesa dell’uomo ha fatto già sapere che una volta disponibili le motivazioni della sentenza presenterà ricorso in Cassazione contro la condanna. In aula con Antonio Logli c’era suo figlio Daniele che lo ha sempre difeso, anche con una memoria presentata ai giudici all’inizio del processo d’appello per sostenere l’innocenza del padre. La Corte d'Assise d'appello di Firenze nel pronunciare la sentenza ha riconfermato l'obbligo di residenza per Logli nel comune di San Giuliano Terme e il divieto di allontanarsi dalla provincia di residenza dalle 21 alle 6. Il procuratore generale aveva chiesto anche la custodia cautelare in carcere in caso di condanna.

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