Roma, saluto fascista a scuola. Preside: "Libera espressione di pensiero"

saluto romano scuola

Roma - Nessuna sanzione per gli studenti del Liceo Socrate, a Garbatella, che si sono fatti immortalare in una foto di classe mentre si esibivano nel saluto fascista. Nero su bianco, la preside ha certificato che gli stessi non abbiano commesso alcun reato. I ragazzi, evidenzia la dirigente, erano sorridenti, in posa e non hanno espresso "la volontà di ricostituzione di organizzazioni fasciste". Di conseguenza, il loro gesto "va inquadrato tra le libertà di espressione e di manifestazione del pensiero costituzionalmente garantite".

Sta facendo molto discutere la decisione di Milena Nari, la dirigente scolastica del Liceo Socrate di Roma che ha così giustificato la condotta di dieci studenti che nei giorni scorsi si sono fatti fotografare durante una foto di classe con il braccio teso. A sollevare il caso un gruppo di "studenti e studentesse antifascisti", che in una lettera sottolineano come il loro intento non sia quello di far avere una punizione ai loro compagni, quanto quello di invitare la preside ad un’analisi più attenta dell’accaduto.

"Non vogliamo invitare a sanzionare i ragazzi - scrivono i ragazzi - , sono studenti come noi, giovani che conosciamo e con cui ci siamo confrontati sul gesto ignobile e pericoloso da loro commesso. Un gesto deplorevole, fatto con leggerezza e senza cognizione di causa, viene giustificato da un pubblico ufficiale su carta intestata con l'emblema della Repubblica, liberalizzandolo all'interno di un luogo pubblico di formazione".

Sì, perché la preside ha preso posizione fermamente con una comunicazione indirizzata al consiglio di classe, ai rappresentanti dei genitori e degli studenti, nella quale viene citata una sentenza della Cassazione (8108/2018) che aveva a sua volta assolto due manifestanti che avevano alzato il braccio destro durante una commemorazione di Fratelli d’Italia. Dopo aver parlato con la classe, scrive la preside, "i presenti hanno sottolineato il carattere goliardico della vicenda: il saluto era stato fatto per puro intento giocoso. Ho fatto riflettere sull'inopportunità del gesto - aggiunge - Non sussistono i presupposti per effettuare un consiglio straordinario".

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