Sudafrica, studentessa si suicida dopo uno stupro. Lui era stato solo sospeso

La ragazza ha lasciato un messaggio: "Nessuno merita di essere stuprato".

Sudafrica violenza donne

Khensani Maseko, una studentessa sudafricana di 23 anni, si è suicidata due mesi dopo aver subito uno stupro da parte di un collega della Rhodes University, a Grahamstown. Per quel crimine lui è stato solo sospeso. Prima di farla finita lei ha scritto un messaggio su Instagram: "Nessuno merita di essere stuprato". Ora la polizia sudafricana ha aperto un'indagine, ma lei purtroppo è già morta.

Il vicedirettore dell'Università Sizwe Mabizela ha detto che sarà tenuta la bandiera a mezz'asta nel giorno del suo funerale. Ma questi sono tutti i gesti che ormai servono a poco. Il problema della violenza sulle donne in Sudafrica è gravissimo e appare fuori controllo: nel 2016-2017 ci sono state 138 donne violentate ogni 100mila e la percentuale di femminicidio è di cinque volte superiore a quella mondiale.

Proprio ieri le donne sudafricane sono scese in piazza nel giorno che ricorda quando, nel 1956, in 20mila manifestarono a Pretoria contro una legge che imponeva ai neri di portare lasciapassare speciali per avere accesso alle zone riservate ai bianchi.

Ora le manifestanti protestano contro le incessanti violenze perpetrate ai danni delle donne. Il presidente Cyril Ramaphosa, cui migliaia di donne hanno chiesto di intervenire pubblicamente, ha detto: "Nei villaggi piccoli e grandi, nelle città, nelle case, nelle scuole, al liceo, all’università, nei parchi e negli spazi pubblici; in Sudafrica c’è una guerra contro il diritto delle donne alla sicurezza e all’uguaglianza. È un affronto alla nostra comune umanità".

Il movimento sudafricano per il Total Shutdown, tramite il suo sito, ha presentato al governo 24 proposte per migliorare la prevenzione delle violenze e contrastarle.

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