Mafia Capitale, appello: pene ridotte per Buzzi e Carminati, ma c'è aggravante mafiosa

Le pene sono state ridotte, ma l'aggravante mafiosa è stata riconosciuta.

Buzzi e Carminati - Mafia Capitale

Nell'aula bunker di Rebibbia è arrivata la sentenza d'appello sul processo "Mondo di mezzo", vicenda nota anche come "Mafia Capitale". Nonostante sia stata riconosciuta l'aggravante mafiosa, rispetto al primo grado le pene sono state ridotte per Massimo Carminati, che da 20 anni passa a 14 anni e mezzo, e per Salvatore Buzzi, che da 19 anni passa a 18 anni e 4 mesi.

Ricordiamo che nel processo di primo grado l'aggravante mafiosa cadde, perché non fu ritenuto possibile applicare alla lettera il 416bis, ma questa volta è stata riconosciuta, accogliendo dunque in parte la richiesta della Procura di Roma, che in secondo grado ha impugnato la sentenza di primo solo nella parte in cui è stata rigettata l'esistenza dell'associazione mafiosa.

Lo scorso marzo, nella sua requisitoria, la Procura di Roma aveva chiesto 26 anni e mezzo per Carminati e 25 anni e 9 mesi per Buzzi. Erano stati poi chiesti anche 24 anni per Riccardo Brugia, 18 anni per Matteo Calvio, 17 anni e mezzo per Paolo Di Ninno, 16 anni e 10 mesi per Agostino Gaglianone, 18 anni e mezzo per Luca Gramazio, 17 anni per Alessandra Garrone, 14 anni e mezzo per Franco Panzironi.

Carminati ha seguito la lettura della sentenza in video conferenza dal carcere di Opera (Milano), dove è detenuto, mentre Buzzi da quello di Tolmezzo (Udine). Il 416 bis, oltre anche a loro due, è stato riconosciuto anche ad altri 15 imputati tra cui l'ex numero uno di Ama Franco Panzironi, condannato a 8 anni e 7 mesi, l'ex consigliere di Forza Italia Luca Gramazio (8 anni e 8 mesi), l'ex manager di Ente Eur Carlo Pucci (7 anni e 8 mesi) e Franco Fabrizio Testa (9 anni e 4 mesi).

Ci sono state le assoluzioni di Assolti Stefano Bravo, Pierina Chiarvalle, Giuseppe Ietto, Sergio Menichelli e Pulcini Daniele per non aver commesso il fatto, e quella della segretaria di Buzzi, Nadia Cerrito, perché il fatto non sussiste.

Luca Odevaine, ex vicecapo di gabinetto di Valter Veltroni, ha patteggiato una pena di 5 anni e 2 mesi e l'interdizione non più perpetua, ma per 5 anni, mentre per Claudio Turella, funzionario del servizio giardini del Comune, la pena è stata fissata a 6 anni.

Per quanto riguarda le altre pene, i giudici della III corte d’Assise d’appello di Roma hanno comminato: 3 anni e 8 mesi a Emanuela Bugitti, 9 anni e 4 mesi a Claudio Caldarelli, 10 anni e 4 mesi a Matteo Calvio, 3 anni a Mario Cola, 4 anni e 6 mesi a Sandro Coltellacci, 4 anni e 6 mesi a Mirko Coratti. 2 anni a Giovanni De Carlo, 6 anni e 3 mesi a Paolo Di Ninno, 2 anni e 1 mese ad Antonio Esposito, 4 anni a Franco Figurelli, 4 anni e 10 mesi ad Agostino Gaglianone, 6 anni e 6 mesi ad Alessanra Garrone, 4 anni e 10 mesi a Carlo Maria Guarany, 4 anni e 8 mesi a Cristiano Guarnera, 5 anni e 4 mesi a Giovanni Lacopo, 8 anni a Roberto Lacopo, 3 anni e Guido Magrini, 3 anni e 11 mesi a Michele Nacamulli, 3 anni e 2 mesi Pierpaolo Pedetti, 4 anni a Mario Schina, 2 anni e 3 mesi ad Angelo Scozzafava, 2 anni e 6 mesi per Giordano Tredicine, 9 mesi, per Tiziano Zuccolo. Revocate le statuizioni civili per Regione e Libera per Andrea Tassone.

Ora si attendono le motivazioni per capire quali come le attenuanti generiche hanno inciso sulla diminuzione delle condanne.

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