Via d'Amelio: tre agenti a processo per depistaggio

La procura li accusa di aver imbeccato il falso pentito Scarantino

poliziotti a giudizio strage via d'Amelia

14.55 - I tre agenti a giudizio per depistaggio su Via D'Amelio facevano parte del pool investigativo ad hoc che doveva indagare sulla strage di mafia ma anziché cercare la verità i poliziotti in questione avrebbero "creato" e accreditato falsi collaboratori di giustizia che dovevano fornire altrettanto false ricostruzioni sull'attentato. Dichiarazioni, quelle dei sedicenti pentiti, che hanno fatto condannare sette innocenti come ricorda la figlia di Paolo Borsellino, Fiammetta, commentando i rinvii a giudizio per i tre poliziotti: "Le tesi investigative proposte sono state accettate da schiere di magistrati, sia giudicanti che inquirenti. Questi ultimi, peraltro, avendo il coordinamento delle indagini, avrebbero dovuto coordinare e controllare il lavoro delle forze dell'ordine. Non si capisce come mai non si siano accorti di nulla".

Tre poliziotti sono stati rinviati a giudizio per il presunto depistaggio dell'inchiesta della strage di Via d'Amelio. Gli agenti sono accusati di aver depistato le indagini sull'attentato del 19 luglio del 1992: un'auto bomba piazzata sotto casa della madre del giudice Paolo Borsellino, in via D'Amelio a Palermo, uccise il magistrato e i cinque agenti della sua scorta, a poco più di un mese dalla strage di Capaci.

Gli agenti di polizia rinviati a giudizio secondo gli inquirenti della Procura di Caltanissetta sarebbero colpevoli di aver manipolato le dichiarazioni del falso pentito Vincenzo Scarantino. I tre poliziotti andranno a processo, con la prima udienza fissata al 5 di novembre, per le accuse di calunnia aggravata finalizzata al depistaggio della strage di Via D'Amelio.

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