Sanremo: rivolta in carcere, 13 provvedimenti

Quattro agenti sono rimasti feriti. Uilpa: "Ogni istituto è una polveriera pronta a deflagrare "

I 13 detenuti considerati responsabili dei disordini e dei danneggiamenti nella casa circondariale di Sanremo della scorsa notte saranno trasferiti in altre strutture carcerarie d'Italia spiega il capo del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria Francesco Basentini. Per due agenti che sarebbero stati aggrediti la prognosi è di 10 giorni.

Sanremo: rivolta in carcere per il sovraffollamento

Nella notte si è scatenata una rivolta nel carcere di Sanremo, sedata dopo 4 ore di "violenze e devastazioni", come spiegato in una nota da Fabio Pagani, segretario regionale del sindacato Uilpa-Polizia penitenziaria. La rivolta sarebbe scoppiata a causa del sovraffollamento, un problema che riguarda la stragrande maggioranza degli istituti detentivi italiani; una questione ignorata dalle istituzioni, nonostante la condanna della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo del 2013 che ha definito inumano il trattamento riservato ai carcerati che risiedono in strutture sovraffollate, stabilendo anche l'obbligo di un risarcimento nei loro confronti da parte dello Stato.

Nel carcere di Sanremo la situazione è diventata esplosiva dopo il crollo del Ponte Morandi, che ha escluso la possibilità di trasferimenti di detenuti nelle carceri di Genova. Ad accendere la rivolta di questa notte sono stati 46 detenuti che, come spiegato da Pagani, hanno devastato una sezione: "All'arrivo del direttore e del comandante sono stati individuati i principali rivoltosi e sono stati isolati. La sezione appare un vero e proprio campo di battaglia, le fiamme, causate da televisioni lanciate nel corridoio e lenzuola imbevute di olio, sono state spente grazie all'utilizzo dell'idrante da parte della polizia penitenziaria".

Quattro agenti di polizia penitenziaria sono rimasti feriti e sono stati costretti a recarsi al Pronto Soccorso. Pagani ha puntato il dito contro le istituzioni: "Questo ennesimo evento critico è uno dei tanti segnali che rilevano la prossima implosione del sistema penitenziario e soprattutto della carcere di Sanremo, e lo avevamo annunciato. Ogni istituto è una polveriera pronta a deflagrare e le conseguenze non potranno non pesare su chi non ha saputo, politicamente, impedirne l'esplosione".

Oltre a vivere i detenuti stessi in condizioni inumane, il sovraffollamento causa enormi difficoltà anche alla polizia penitenziaria nella gestione degli istituti. Già lo scorso 10 ottobre, proprio nel carcere di Sanremo, dieci detenuti nordafricani inscenarono una protesta pacifica sdraiandosi a terra in un corridoio per opporsi al trasferimento in un'altra sezione di un loro compagno. Leo Beneduci, segretario generale del sindacato Osapp della polizia Penitenziaria, sottolineò la gravità di questo episodio: "Questo è un fatto significativo che testimonia il clima di tensione esistente nelle carceri italiane e in particolare in quelle del distretto Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta. Se i detenuti ritengono di poter inscenare una protesta all’interno di un carcere italiano, benché pacifica e nelle forme di una resistenza passiva, a fronte del legittimo spostamento interno di un altro recluso, è soprattutto perché, nonostante alcune roboanti dichiarazioni, anche l’assetto politico attuale ha determinato la convinzione che il carcere possa essere gestito dagli stessi reclusi che in tale ambito hanno, ben diversamente dal personale, ogni diritto e facoltà".

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