Caso Cucchi, nuove intercettazioni. Carabiniere ammette modifica atti: “vogliono arrivare ai vertici”

Le conversazioni tra un carabiniere e il cugino avvocato nelle carte della nuova inchiesta

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Sul caso Cucchi spuntano nuove intercettazioni che confermerebbero l’ipotesi avanzata dall’accusa di un depistaggio delle indagini sulla morte del geometra romano, arrestato per droga il 15 ottobre del 2009 e poi morto, dopo un presunto pestaggio da parte di due militari dell’Arma, il 22 dello stesso mese.


A raccontare delle violente botte subite dal giovane, a 8 anni dai fatti, è stato, nell'ambito del processo bis sul caso, un collega dei carabinieri che avrebbero materialmente percosso Stefano Cucchi dopo l'arresto.

Le nuove intercettazioni sul caso Cucchi

In una intercettazione agli atti della nuova indagine sul caso Cucchi, uno dei carabinieri coinvolti parlando con un cugino avvocato ammetterebbe una modifica degli atti che lui aveva firmato: "Loro mi dicevano 'non cambia nella sostanza perché è scomparso questo': i dolori al costato sono diventati dolori alle ossa. Dal pm sono andato impreparato. Io non ho fatto nulla, ma il reato c'è, risponderò di quello ma ripeto c'è la buona fede".

In una seconda nuova intercettazione di cui riferisce l’Ansa, depositata oggi in Procura, si sentirebbe dire allo stesso carabiniere: "Questi vogliono arrivare ai vertici. Pensano che hanno 'ammucciato' (cioè nascosto) qualche cosa, ma ci posso entrare io carabinericchio di sette anni di servizio a fare una cosa così grande?"

Il militare in questione era il piantone della caserma di Tor Sapienza dove Stefano passò la notte dopo l'arresto. Il carabiniere e il cugino legale sono entrambi indagati nella nuova inchiesta sul caso Cucchi.   

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