Napoli, rifiuta aborto terapeutico: licenziato medico obiettore

pronto soccorso

Un ginecologo di Giuliano in Campania, in provincia di Napoli, è stato licenziato dalla ASL presso cui lavorava per non aver praticato un aborto terapeutico su una donna alla 18esima settimana di gravidanza, giunta al pronto soccorso in gravissime condizioni e col feto già privo di battito cardiaco.

I fatti risalgono alla notte del 1 luglio scorso. L'uomo era di turno quando una donna è giunta al pronto soccorso di Giuliano in travaglio. Il feto, di quattro mesi e mezzo, non aveva più battito cardiaco e l'unico modo per salvare la vita della donna era quello di praticare l'aborto terapeutico, previsto dalla legge italiana quando la gravidanza o il parto comportano un grave pericolo per la vita della donna.

Nonostante la legge sia molto chiara su questo aspetto, il medico si è rifiutato di intervenire in quanto obiettore. Nemmeno la possibilità più che concreta del decesso della paziente ha spinto l'uomo a cambiare idea e la struttura sanitaria si è vista quindi costretta a chiamare un altro ginecologo, non di turno quella sera, che si è prontamente precipitato al pronto soccorso per eseguire l'intervento.

A pochi mesi dall'accaduto, la ASL non ha ritenuto valide le giustificazioni dell'uomo - l'obiezione di coscienza non doveva esentarlo dall'intervenire in una situazione di emergenza - e lo ha licenziato. Ora tutta la documentazione raccolta dalla Asl di Napoli sarà inviata alla Procura di Napoli e all'Ordine dei Medici, che decideranno come procedere nei confronti del medico.

Via | iStock

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