Silvia Romano rapita: fango, niqab e treccine tagliate per non farla riconoscere

Nella zona in cui si trova la ragazza sarebbe facilmente riconoscibile anche solo dalle mani.

Silvia Romano rapita

Arrivano altre notizie dal Kenya su Silvia Romano, ma, purtroppo, non sono ancora quelle che tutti attendiamo, ossia quelle sulla liberazione. La giovane volontaria italiana è ancora nelle mani dei suoi rapitori, ormai da da nove giorni, anche se pare che il cerchio attorno ai malviventi che l'hanno catturata si stia ormai stringendo.

I militari keniani stanno lavorando a Garsen, a circa 100 km da Malindi, nella base di polizia Tana Delta da dove stanno coordinando le indagini insieme con agenti dell'intelligence italiana. I sequestratori sarebbero ormai stremati dai troppi giorni in clandestinità nella foresta, che è un luogo molto inospitale, con un clima difficilmente sopportabile e in cui si verificano improvvisi e violenti temporali che trasformano tutto in fango, rendendo difficile la fuga.

Proprio il fango sarebbe uno degli espedienti usati dai rapitori per nascondere Silvia che, essendo bianca, verrebbe subito riconosciuta, anche solo dalle mani. Infatti solo quelle restano scoperte (ma sporcate), mentre la ragazza sarebbe costretta a indossare il niqab per nascondersi e anche per mimetizzarsi, visto che la zona in cui si trovano è a prevalenza musulmana, abitata da tribù di origini somale, tra cui quella degli Orma alla quale apparterrebbero i rapitori.

Un altro dettaglio che è emerso in questi ultimi giorni è che i rapitori avrebbero tagliato a Silvia le sue treccine che, secondo quanto fonti locali hanno riferito all'Ansa, sarebbero state trovate domenica scorsa nella foresta a Nord di Malindi.

Un'altra notizia che è emersa in queste ore è che i sequestratori avrebbero usato un'app per smartphone per pagare dei rifornimenti di cibo e avrebbero voluto far usare la stessa app a Silvia per farsi trasferire del denaro sul loro conto, come per una specie di "auto-riscatto", ma questa operazione non è stata fatta perché la ragazza non ha con sé il proprio smartphone.

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