San Ferdinando: migrante morto carbonizzato ennesima vittima di un'accoglienza fallimentare

Un’altra morte che si poteva evitare

migrante san ferdinando

Reggio Calabria - Suruwa Jaithe, un 18enne migrante originario del Gambia ha perso la vita ieri notte nella baraccopoli di San Ferdinando, a ridosso della zona industriale di Gioia Tauro. Non è la prima volta, purtroppo, che si registra il decesso di un extracomunitario che si trovava nel ghetto cui i politici che si sono succeduti negli ultimi 30 anni avevano promesso di trovare una soluzione definitiva. Nella Piana di Gioia Tauro, infatti, vi sono da tre decenni centinaia e centinaia di migranti che sono costretti a lavorare nei campi per la raccolta degli agrumi per meno di 20 euro al giorno.

L’incendio in una frazione della baraccopoli è divampato nella notte tra l’1 e il 2 dicembre ed ha sorpreso nel sonno il 18enne gambiano, che non ha avuto scampo. Secondo la ricostruzione dei vigili del fuoco, il rogo che ha distrutto due baracche sarebbe stato originato da un braciere acceso da uno dei migranti per difendersi dal freddo della notte calabra. Dal braciere alle fiamme il passo è stato breve e il fuoco ha raggiunto la tenda del povero migrante quando lo stesso stava dormendo e non ha fatto in tempo ha mettersi in salvo. I soccorritori presenti nella zona in cui vivono gli stessi migranti sono riusciti a domare le fiamme, ma non hanno potuto fare altro che constatare il decesso del ragazzo.

Non è la prima vittima che muore in questo modo nella Piana di Gioia Tauro, dove di recente si sono riversati tanti migranti provenienti dalle province calabresi limitrofe, ma non solo. Con la chiusura di Cas e Sprar, infatti, molti extracomunitari accolti in precedenza e in possesso di regolari documenti, si sono riversati letteralmente per le strade senza un soldo in tasca e senza un tetto sulla testa. Una decisione scellerata, quanto scellerata è stata la precedente accoglienza indiscriminata in barba a qualsiasi normativa vigente. Nonostante l’ex ministro Minniti di comune accordo con i sindaci avesse stabilito il limite di 2,5 migranti ogni 1.000 abitanti, ci sono stati comuni calabresi da 1.500 residenti che hanno ospitato in condizioni a dir poco pietose circa 800 migranti.

Sì, perché trincerarsi dietro la parola umanità per far sbarcare indiscriminatamente barconi di migranti, lasciati poi in balìa di lungaggini burocratiche e centri di accoglienza tutt’altro che accoglienti, è stato semplicemente il prologo a quanto sta accadendo in questi giorni. Si è sbagliato prima, si continua a sbagliare ora. E a farne le spese sono sempre poveri innocenti.

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

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