Cosa Nostra: 46 arresti, tra cui l'erede di Riina Settimo Mineo

In tutto i Carabinieri hanno eseguito 46 arresti.

Arresti Cosa Nostra

La Direzione antimafia di Palermo ha disposto l'arresto di 46 persone nell'ambito delle indagini sulla nuova Cupola di Cosa nostra, che è tornata a ricostituirsi a maggio, guidata da Settimino Mineo, gioielliere 80enne con un lungo curriculum mafioso. Sarebbe stato lui, infatti, a prendere il posto di Totò Riina dopo la morte di quest'ultimo.

Mineo era stato condannato a 7 anni al maxi processo istruito da Giovanni Falcone (poi ridotti a 5 anni e 4 mesi in appello) e quando fu arrestato (era il 1984) durante l'interrogatorio disse: "Cado dalle nuvole". Due anni prima di quell'arresto aveva rischiato di essere ucciso nell'agguato che costò la vita a suo fratello Giuseppe e un altro suo fratello, Antonino, era stato arrestato sei mesi prima. Nel 2006 è stato condannato di nuovo, a 11 anni, ma in carcere non ha mai ceduto e quando è tornato in libertà è diventato il grande mediatore tra le famiglie di Palermo che erano alle prese con gli arresti dei nuovi boss e le scarcerazioni dei vecchi. Mineo non usava telefonini per paura di essere intercettato, andava a trovare di persona i mafiosi delle altre famiglie, aveva ottenuto il passaporto perché voleva andare negli Stati Uniti che, però, gli avevano negato il visto. A fare il suo nome fu il pentito Tommaso Buscetta.

Dalle intercettazioni è emerso che i boss della nuova Cupola venivano cercati direttamente da insospettabili imprenditori che chiedevano loro di risolvere alcuni problemi. La mafia offriva vari "servizi", dal recupero crediti alla mediazione di controversie. Ma le mosse dei padrini sono state "immortalate" dall'antimafia, che ha seguito tutti i passi di una sorta di campagna elettorale dei nuovi capi mafiosi partita subito dopo la morte di Totò Riina. In particolare la Cupola gestiva il traffico di droga e le scommesse online, facendo affari di milioni di euro.

La Procura di Palermo, diretta da Francesco Lo Voi, questa mattina ha fatto scattare il maxi blitz in seguito alle indagini condotte da una squadra di magistrati di cui fanno parte il procuratore aggiunto Salvatore De Luca e i sostituti Maurizio Agnello, Francesca Mazzocco, Amelia Luise, Dario Scaletta, Gaspare Spedale e Bruno Brucoli, che hanno ricostruito gli assetti dei clan palermitani di Porta Nuova, Poagliarelli, Bagheria, Villabate e Misilmeri.

Gli indagati sono accusati di vari reati: associazione mafiosa, estorsione aggravata, intestazione fittizia di beni, porto abusivo di armi, danneggiamento a mezzo incendio, concorso esterno in associazione mafiosa.

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