Metro Roma, ladra rom pestata selvaggiamente davanti alla figlia. Insultata la giornalista che cercava di salvarla

Reazione esagerata di un uomo che ha pestato a sangue la rom, nonostante fossero già intervenuti i vigilantes.

Metro San Giovanni Roma rom picchiata

Fa notizia il racconto fatto sui social network dalla giornalista di Rainews Giorgia Rombolà, che ha descritto quello che è successo alla fermata della metro San Giovanni a Roma. Una giovane rom, accompagnata da una bambina di 3-4 anni, è stata fermata dai vigilantes perché stava tentando di rubare un portafoglio. L'episodio si sarebbe potuto concludere qui, perché la ladra è stata presa da chi di dovere. Invece no, è successo il peggio, perché c'è stata una reazione esagerata da parte di un uomo, forse quello a cui la donna stava cercando di rubare il portafoglio, e poi c'è stata una reazione ancora più esagerata contro la giornalista che, a un certo punto, davanti a una eccessiva violenza, ha preso le difese della persona aggredita, cioè la giovane rom.

Giorgia Rombolà Giorgia Rombolà ci ha tenuto a precisare che non stava ovviamente difendendo la ladra, ma semplicemente stava cercando di limitare la reazione violenta dell'uomo, che, secondo quanto ha raccontato, ha fatto cadere la bambina a terra, dopo essere sbattuta sul vagone, ha picchiato violentemente la donna rom, anche in testa, l'ha strappata dalle mani dei vigilantes tirandola per i capelli e l'ha strattonata fino a sbatterla più volte contro il muro, tutto mentre la bambina piangeva. Bambina che poi è stata scaraventata a terra.

Rombolà è intervenuta prima urlando all'uso di fermarsi, poi cercando di fermalo a tutti gli effetti e così i vigilantes sono riusciti a riprendere la donna e a portarla via. L'uomo che l'ha aggredita se ne è andato, ma quando la giornalista è entrata sul treno si è ritrovata circondata dalla folla che ce l'aveva con lei... Ecco che cosa ha raccontato:

"Un tizio che mi insulta dandomi anche della puttana dice che l'uomo ha fatto bene, che così quella stronza impara. Due donne (tra cui una straniera) dicono che così bisogna fare, che evidentemente a me non hanno mai rubato nulla. Argomento che c'erano già i vigilantes, che non sono per l'impunità, ma per il rispetto, soprattutto davanti a una bambina. Dicono che chissenefrega della bambina, tanto rubano anche loro, anzi ai piccoli menargli e ai grandi bruciarli"

Poi ha aggiunto:

"Un ragazzetto dice se c'ero io quante mazzate. Dicono così. Io litigo, ma sono circondata. Mi urlano anche dai vagoni vicini. E mi chiamano comunista di merda, radical chic, perché non vai a guadagnarti i soldi buonista del cazzo. Intorno a me, nessuno che difenda non dico me, ma i miei argomenti. Mi guardo intorno, alla ricerca di uno sguardo che seppur in silenzio mi mostri vicinanza. Niente. Chi non mi insulta, appare divertito dal fuori programma o ha lo sguardo a terra. Mi hanno lasciato il posto, mi siedo impietrita. C'è un tizio che continua a insultarmi. Dice che è fiero di essere volgare. E dice che forse ci rivedremo, chissà, magari scendiamo alla stessa fermata"

Molto amara la conclusione del racconto di Rombolà:

"Cammino verso casa, mi accorgo di avere paura, mi guardo le spalle. E scoppio a piangere. Perché finora questa ferocia l'avevo letta, questa Italia l'avevo raccontata. E questo, invece, è successo a me"

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