Caso Cucchi, nuove intercettazioni: pressioni su un carabiniere-teste

“Bisogna avere spirito di corpo, se c’è qualche collega in difficoltà lo dobbiamo aiutare”

"Mi raccomando dovete avere spirito di corpo; se c’è qualche collega in difficoltà lo dobbiamo aiutare". Questa frase è stata catturata nel corso di un'intercettazione con protagonisti due carabinieri ed è finita agli atti del processo sui depistaggi legati alle indagini sulla morte di Stefano Cucchi. Era il 6 novembre 2018 e a telefonare è un vicebrigadiere dei carabinieri, Mario Iorio, che chiama il maresciallo Ciro Grimaldi. Entrambi sono in servizio presso la stazione Vomero-Arenella, a Napoli.

Grimaldi nel 2009, quando Stefano Cucchi subì il pestaggio dopo il fermo, era in servizio presso la stazione Casilina a Roma. Quindici giorni dopo questa telefonata Grimaldi sarebbe stato sentito come testimone dal Pm incaricato delle indagini su Cucchi.

Ad un certo punto della conversazione Grimaldi chiede a Iorio come sia andato un incontro con il colonnello Vincenzo Pascale, comandante del Gruppo Napoli. Iorio riferisce questa presunta frase del colonnello: "Mi raccomando dite al Maresciallo che ha fatto servizio alla Stazione lì, dove è successo il fatto di Cucchi, di stare calmo e tranquillo… mi stanno rompendo, loro e Cucchi. Mi raccomando deve avere spirito di corpo, se c’è qualche collega in difficoltà lo dobbiamo aiutare…".

Anche questa frase attribuita al colonnello Iorio confermerebbe il clima di omertà all'interno dell'Arma nell'ambito della vicenda Cucchi.

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