Senzatetto bruciato vivo: nessuna condanna per i responsabili

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Sta facendo molto discutere la sentenza che il Tribunale minorile ha emesso in seguito all’omicidio di Ahmed Fdil, senzatetto marocchino di 64 anni bruciato vivo a Zevio, all’interno dell’auto in cui abitualmente dormiva. Ad appiccare il fuoco, secondo le indagini, sono stati due ragazzini, uno di 13 e l’altro di 17 anni. Ebbene, il giudice Maria Teresa Rossi non ha potuto pronunciarsi sul primo, purtroppo giovane per essere imputabile, mentre nei confronti del secondo la sentenza è stata sospesa per tre anni ed è stato disposto l’affidamento in prova. Se al termine di questo triennio il giovane dimostrerà buona condotta, in sostanza, il reato si considererà estinto.

Sorpreso l’avvocato che tutela i familiari di Ahmed, Alessandra Bocchi, che vista la gravità del reato e anche precedenti alla mano, si attendeva fosse possibile emettere una sentenza. In aula gli animi si sono anche surriscaldati e un nipote della vittima è stato allontanato su ordine del giudice poiché ha protestato in maniera pesante alla lettura della sentenza.

Chi era il senzatetto bruciato vivo

Il senzatetto arso vivo dai due ragazzini, Ahmed Fadil, era di origini marocchine e pur avendo parenti che conducono una vita agiata, aveva deciso di vivere da clochar in un paesino della provincia di Verona. In paese, coloro i quali lo aiutavano dandogli quotidianamente qualche spicciolo lo avevano soprannomi nato "Gary il buono", per via del suo temperamento mite e sempre sorridente.

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

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