Padova, oggi la manifestazione antimafia di Don Ciotti: "L'80% dei delitti di mafia resta irrisolto"

Nella giornata della memoria delle vittime di mafia.

Libera contro le mafie, l'associazione fondata da Don Luigi Ciotti, quest'anno ha scelto Padova come piazza principale per la manifestazione nella 24esima giornata della memoria e dell'impegno in ricordo di tutte le vittime innocenti delle mafie. Sono arrivati ventuno pullman da tutta Italia, altre migliaia di persone sono giunte in treno per prendere parte al corteo che sta attraversando il cuore della città per arrivare a Prato della Valle, dove saranno letti i nomi di circa mille vittime di mafia. Al corteo parteciperanno anche il sindaco di Padova Sergio Giordani, il vescovo Claudio Cipolla, il procuratore antimafia Federico Cafiero De Raho e il segretario della Cgil Maurizio Landini.

Don Ciotti, che oggi terrà il discorso conclusivo, ieri sera ha celebrato una veglia nella basilica di Sant'Antonio da Padova ed erano presenti centinaia di famigliari delle vittime, arrivati da tutto il Paese. Il fondatore di Libera ha spiegato:

"Se le mafie oggi sparano meno è perché i mafiosi sono diventati imprenditori. Una mafia imprenditoriale che si è insediata nel tessuto sociale senza trovare opposizione. Le mafie non sono un mondo a parte, gridiamo da vent’anni, ma è un grido finito troppo spesso nel vuoto"

E poi ha commentato un dato allarmante: quasi l'80% dei casi di persone uccise dalle mafie restano irrisolti. Don Ciotti ha detto:

"È certamente un dato che fa pensare e che induce a chiedersi quanto nel nostro Paese si sia andati a fondo nel contrasto del fenomeno mafioso, colpendo i legami, comprovati nel corso di decenni da svariate indagini, tra mafie e parti del mondo politico e economico. Per questo Libera ha deciso sin dalla fondazione di stare accanto ai famigliari delle vittime e di legare la memoria dei loro cari all’impegno: quella delle vittime innocenti delle mafie deve essere una memoria viva, una memoria che si assume l’impegno e la responsabilità di realizzare gli ideali di chi è stato ucciso perché non ha voluto piegarsi alla violenza, al sopruso, alla corruzione. Ma credo che la vera svolta avverrà quando, nel nostro Paese, vittime di mafia si reputeranno anche persone che non hanno subito direttamente la violenza e l’intimidazione mafiose, ma che si ribellano all’idea di convivere con un sistema parassita, che deruba il bene comune e la speranza di tutti”

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