Appignano, quegli arresti domiciliari ad Ahmetovic che sono un pugno nello stomaco

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E' un pugno dello stomaco dei parenti dei quattro ragazzi uccisi, ma a guardare bene ciò che è successo è anche un pugno nello stomaco della Giustizia. E per due ragioni, non solo per una come si potrebbe pensare.

In primo luogo perchè la richiesta del pm Carmine Pirozzoli, poi superata dalla sentenza finale, era di solo 4 anni: una pena che il giudice ha ritenuto essere troppo bassa, tanto da tramutarla in 6 anni e 6 mesi. E gli stessi amici e parenti delle vittime si erano infuriati per quella richiesta, infatti alcune telefonate anonime di insulti erano arrivate alla segreteria della Procura all'indirizzo del pm.

La secondo ragione invece è quella sotto gli occhi di tutti: Marco Ahmetovic - il rom di 22 anni che la sera fra il 22 e il 23 aprile travolse con il suo furgone e uccise quattro ragazzi di Appignano del Tronto (Eleonora Allevi, Davide Corradetti, Alex Luciani e Danilo Traini) - è stato condannato sì a sei anni e sei mesi, ma potrà scontare la sue detenzione agli arresti domiciliari.

Ora Marco Ahmetovic rischia grosso.

Il clima di tensione si respirava da tempo, ed è esploso all'uscita del condannato dal Tribunale venerdì scorso. Una trentina di ragazzi, amici e compagni di scuola dei quattro giovani di Appignano, hanno gridato frasi come "Prima o poi ti ammazziamo..." o "Vi bruciamo tutti". Episodi di intolleranza e di violenza nei confronti del condannato e dei rom della zona c'erano già stati. Tutto questo fa capire che non si sta parlando di uno scherzo o di minacce che rimangono tali.

Cosa succederà ora sotto al residence nel quale è "detenuto" Ahmetovic? Gli amici dei quattro ragazzi non sembrano voler perdonare, e con una sentenza del genere si rischia di dare adito ad una sorta di giustizia personale. Da condannare senza possibilità d'appello.

Il buon senso dovrebbe appartenere anche alla Giustizia, ma questa caratteristica è spesso disattesa. Ci chiediamo se quei ragazzi che hanno minacciato il rom - che oltretutto, come dice lui stesso, in realtà non è un rom - possano realmente spingersi fino al punto di fargliela pagare secondo "regole proprie".

In questo caso, riallacciandoci al discorso fatto all'inizio post, potremmo assistere al terzo pugno nello stomaco. Un pugno sferrato nell pancia di una Giustizia che troppo spesso non sembra in grado di assolvere al proprio compito primario.

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