Garlasco, indagini infinite: ora si indaga anche tra i colleghi di Chiara

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Il giallo di Garlasco non ha, per ora, una fine. Unico indagato rimane Alberto Stasi, ma tutti coloro che hanno seguito la vicenda dell'omicidio di Chiara Poggi sono ancora oggi a chiedersi se quello di Garlasco sia stato un delitto perfetto o se le indagini non siano state condotte nel migliore dei modi.

Nessuno vuole mettere sotto accusa i Ris, ma una domanda sul loro operato è d'obbligo. Com'è possibile che dall'agosto scorso non sia staltata fuori ancora nessuna prova decisiva? Com'è possibile che ancora oggi i Ris debbano fare sopralluoghi nella villa dell'altro famoso omicidio, ovvero quello di Cogne.

Sarà che la fiction Ris ha presentato, sulla scia di CSI, un reparto investigativo della scientifica che in televisione risolve casi in mezz'oretta, ma qui ci troviamo piuttosto di fronte ad un buco investigativo non indifferente. Almeno facendo riferimento alle notizie che abbiamo.

L'omicidio di Chiara Poggi risale a metà agosto. Oggi siamo a metà ottobre, sono passati due mesi e ci si rende conto che forse è anche il caso di indagare al di fuori della cerchia familiare, tra colleghi vecchi e colleghi nuovi. Lo si sta facendo, ma nulla di nuovo è saltato fuori. Che ci si sia concentrati troppo su Stasi cercando una prova per incastrarlo?

Proprio per evitare un morboso interessamento ad ogni piccolo indizio non abbiamo pubblicato le notizie, vere o presunte, che hanno caratterizzato la scorsa settimana di indagini; anche perchè tutto è come prima. Anzi, i Ris hanno chiesto ancora tempo.

Più o meno oggi il reparto scientifico di Parma avrebbe dovuto presentare i risultati sulle analisi. In questi giorni invece si apprende che la consegna sarà rimandata. Ci vorranno ancora una ventina di giorni.

Il dubbio espresso all'inizio del post rimane: se è vero che un assassino si scopre nelle prime ore qui siamo di fronte ad una indagine che non ha molte possibilità di riuscita. 

Qui sotto pubblichiamo un articolo che riassume le novità che riguardano le indagini della scorsa settimana.

Il quotidiano La Provincia pavese scrive che una decina di colleghi di Chiara Poggi sono stati sentiti a Vigevano nell'ambito dell'inchiesta sull'omicidio di Garlasco. Gli inquirenti avrebbero inteso così valutare i rapporti nati nell'ambito lavorativo sia della ditta milanese che di quella di Pavia dove la giovane uccisa aveva fatto uno stage. Alberto Stati aveva parlato ai suo tempi di sconosciuti corteggiatori, mentre per Paola Cappa, cugina della vittima, «Chiara a Pavia non si trovava bene con alcuni colleghi».

Di Filippo Frisina, che lavorava con Chiara alla Computer Sharing di Milano i carabinieri hanno verificato l'alibi per il 13 agosto: il giovane era in vacanza al Sud con la fidanzata. Ai militari, Frisina ha detto che Chiara si comportava in ditta in modo ineccepibile e che se un corteggiamento c'era stato da parte di chiunque, lei non «raccoglieva».

Poi Frisina ha anche affermato: «Conoscevo bene Chiara. Bevevo spesso con lei il caffè nelle pause di lavoro. Se mi piaceva e la corteggiavo? A questo non rispondo». Di lui, Albero Stasi, finora unico indagato e arrestato per alcuni giorni (ma continua a professare fiducia nella giustizia) aveva dichiarato a verbale che «Chiara mi aveva detto che ogni tanto ci provava con lei (...) aveva piccole attenzioni come offrirle il caffè».

Rubato il portafogli di Chiara. Il quotidiano Libero scrive invece che sabato scorso un ladro ha rubato dalla borsa bianca di Chiara, che i genitori avevano portato nella casa-rifugio di Gropello Cairoli in via Piave, il portafogli con ancora dentro i 300 euro che papà le aveva dato il 5 agosto scorso per le vacanze in Trentino, i documenti e una fototessera in cui lei sorride.

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