Garlasco, ora si spera in un satellite per beccare l'assassino di Chiara Poggi

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Satelliti su Garlasco? Chissà, a qualcuno potrebbe sembrare un modo per attaccarsi ad una speranza quando in realtà non si ha in mano nulla, ad altri potrebbe sembrare una mossa astuta per scoprire l'assassino di Chiara Poggi, che, ad oggi, non ha ancora un nome. Alberto Stasi rimane sempre indagato, ma un satellite potrebbe portare a risolvere il giallo di Garlasco.

Come nei migliori gialli futuristici la tecnologia potrebbe venire in aiuto agli inquirenti, anche se una notizia come questa lascia intuire che l'altra tecnologia, quella legata alla ricerca scientifica, non ha dato i risultati sperati.

Già ieri accennavamo ai risultati dei Ris, che sono slittati di una ventina di giorni, esprimendo una certa preoccupazione per la soluzione del giallo. Oggi arriva questa notizia, e lo scetticismo torna ancora a bussare

La notizia è arrivata dal Corriere: Anche satelliti e istituzioni militari potrebbero essere utilizzati nelle indagini per la soluzione del cosidetto Giallo di Garlasco. Gli inquirenti - secondo quanto riporta stamani il Corriere della Sera - avrebbero chiesto aiuto all'Aeronautica militare per appurare se, il giorno dell'omicidio di Chiara Poggi, il 13 agosto scorso, c'erano satelliti o altri strumenti di controllo puntati sulla zona, che si trova nelle vicinanze della base militare di Cameri

Ecco cosa scrive il Corriere:

Un satellite potrebbe aver registrato quello che non hanno visto più di duecento testimoni del caso Garlasco. È come cercare il famoso ago nel pagliaio, questo gli inquirenti lo sanno bene. «Ma provare non costa niente» valutano. E quindi si prova. Si cerca di capire se esiste un fermo-immagine (la ripresa di una macchina, una o più persone, una bicicletta...) della mattina del 13 agosto attorno alla villetta di via Pascoli dove Chiara Poggi, 26 anni, è stata ammazzata, colpita ripetutamente alla testa con un'arma mai trovata.

Il tentativo, approvato dal pm Rosa Muscio, è in corso ormai da giorni. I carabinieri del Comando provinciale di Pavia hanno chiesto una mano soprattutto ai militari: all'aeronautica militare italiana, per incominciare, perché non lontano da Garlasco è attiva la base (con aeroporto) di Cameri, «obiettivo sensibile» sul quale l'occhio satellitare potrebbe essersi fermato proprio quel giorno, proprio nell'arco orario dell'omicidio (fra le 9 e le 12). La base, anche se non è più usata per missioni operative, viene monitorata soprattutto in vista della prossima costruzione dello stabilimento per assemblare i cacciabombardieri F35. Ma è dagli americani, pure loro interpellati, che gli investigatori si aspettano un aiuto, ammesso che qualcosa possa davvero emergere seguendo questa strada. I satelliti Usa— specie quelli sofisticati di ultima generazione che la Difesa sta sperimentando in funzione antiterroristica — hanno capacità decisamente avanzate sia nella ripresa delle immagini, sia nella loro definizione. E se lo zoom di un satellite spia americano quella mattina avesse puntato sul territorio attorno all'aeroporto militare? Garlasco dista meno di 50 chilometri da Cameri.

Perché escludere a priori l'ipotesi? Gli inquirenti al lavoro sul caso (per il quale resta indagato unico Alberto Stasi, il fidanzato di Chiara) per ora non hanno ricevuto nessuna informazione interessante: «Sappiamo che trovare un dettaglio utile seguendo la via satellitare sarebbe come vincere all'enalotto — ammette un ufficiale dei carabinieri —. Anche perché non è che i satelliti registrano tutto e tutti in tempo reale e poi conservano i dati. Non è così facile. Ci vuole una fortuna sfacciata e non possiamo dire di puntarci molto, è chiaro. Ma non si sa mai...». Di «telecamere», nel cielo, ne esistono ovviamente anche di uso civile, per esempio quelle per le ricerche climatiche o per la mappatura geografica, come Google Earth.

E il tentativo vale anche su quel fronte. In passato il pubblico ministero di Cogne, Stefania Cugge, subito dopo l'omicidio del piccolo Samuele aveva chiesto ai militari italiani se avessero registrato immagini in quella zona con un proprio satellite. Le fu risposto di no e fu poi la stessa Anna Maria Franzoni a invocare (inutilmente) l'aiuto dei satelliti-spia americani. Si parlò di calcoli matematici incrociati ai dati satellitari pure per l'uccisione di Nicola Calipari a Bagdad: fu nella versione Usa della sparatoria che costò la vita allo 007 italiano. Ipotizzata ma mai confermata ufficialmente, invece, l'utilità del satellite per la ricostruzione dell'omicidio di Marco Biagi, il giuslavorista ucciso a Bologna dalle Br. E adesso Chiara Poggi. La speranza che tutto questo possa servire a risolvere il caso è ridotta a un lumicino. Lo sanno fin troppo bene anche i genitori di Chiara. Ma loro guardano lo stesso in quella direzione, perché non ne conoscono di speranze che vogliono morire.

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