Cogne, le motivazioni del massacro: "Annamaria ha ucciso senza freni, aveva un conflitto interiore"

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Delitto di Cogne. Annamaria Franzoni. Non esiste italiano che non capisca a cosa ci stiamo riferendo  Fino ad oggi, tuttavia, le ragioni della condanna di Annamaria, accusata dell'omicidio del piccolo Samuele Lorenzi, erano oscure.

Tutto ciò che sapevamo su questa terribile vicenda era stata descritta da trasmissioni televisive ed articoli di giornali, che con macabri dettagli ci avevano illustrato una storia scioccante e crudele.

Cogne è stato il primo esempio di grande processo mediatico. Lo è stato ancor più del delitto di Novi Ligure. Una madrea che uccide un figlio contro una figlia che uccide la madre. Due diverse tragedie, entrambe spettacolarizzate nei salotti tv.

Ora la parola passa alla vera giustizia, visto che oggi possiamo leggere le motivazioni della condanna in appello di AnnaMaria Franzoni. La donna aveva un conflitto interiore che l'ha portata ad uccidere Samuele.

I giudici torinesi hanno spiegato che quello che definiscono conflitto interiore «è da ravvisarsi in quella stessa causa che ha provocato l'insorgere della sintomatologia ansiosa di Anna Maria Franzoni».

Un conflitto che, sempre secondo i giudici, è stato «causa scatenante dell'azione delittuosa e aveva radice nell'ambito familiare dell'imputata». A precisarlo sono le motivazioni della sentenza d'appello con cui il 27 aprile scorso Anna Maria Franzoni è stata condannata a 16 anni.

«Il conflitto -si legge nella sentenza- aveva radice nell'ambito familiare dell'imputata e, precisamente, nella difficile gestione da parte sua dei due figli bambini, gestione caratterizzata da sovraffaticamento e da stress».

Per sapere qualcosa in più facciamo anche riferimento ad un articolo de il Giornale.

"La causa scatenante" dell’omicidio del piccolo Samuele Lorenzi risiede "probabilmente in un conflitto interiore" di Anna Maria Franzoni. Lo scrivono i giudici nelle 533 pagine delle motivazioni della sentenza d’appello che ha condannato la Franzoni, ma riducendo la pena a 16 anni di reclusione. Un conflitto interiore che "aveva radice nell’ambito familiare" scrivono i giudici. In particolare la causa è stata la "difficile gestione da parte sua dei due figli bambini, gestione caratterizzata - nei riflessi che aveva sul funzionamento psichico dell’imputata - da sopraffaticamento e da stress".

Massacro L’omicidio del piccolo Samuele Lorenzi fu "un vero e proprio massacro". Si legge nelle motivazioni della sentenza. La Corte d’appello nel ridurre la pena ad Annamaria Franzoni "non vuole affatto sminuire - è scritto - la portata del delitto commesso dall’imputata". Quella di Anna Maria Franzoni è stata una "condotta efferata, un dolo intenzionale di omicidio che ha superato in un breve momento ogni freno. Come è reso evidente dal vero e proprio massacro della testa del suo bambino". Samuele, come hanno ricostruito i giudici "tentò pure un debole atto di difesa restando ferito alla mano".

Attenuanti La Corte d’Appello ha riconosciuto ad Anna Maria Franzoni le attenuanti generiche equivalenti alle aggravanti e quindi un forte sconto di pena perché soffre di un disturbo psicologico che le provoca forti crisi ansiose. Per adesso la Franzoni non beneficia dell’indulto. Lo affermano i giudici al termine delle motivazioni della sentenza precisando che la causa è da cercare nel fatto che la donna è ancora indagata a Torino per calunnia nel procedimento chiamato Cogne Bis su una presunta alterazione della scena del delitto. L’indulto potrà eventualmente essere applicato quando la Franzoni al termine di un processo per calunnia, verrà condannata.

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