La zappa sui piedi dei Savoia: altro che 260 milioni di risarcimento

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Ieri sera a Ballarò è andato in scena un importante capitolo della vicenda Savoia vs governo italiano. Il triste capitolo aveva le sembianze di un Emanuele Filiberto che, interpellato su un documento che riportava la richiesta di risarcimento per la somma di 260 milioni di euro, ha tentennato. Non ne sapeva nulla, i suoi legali avevano avanzato la richiesta forse su ordine di papà Vittorio Emanuele.

Come uscire dalle domande incalzanti del giornalista che chiedeva spiegazioni al povero Emanuele, l'abile spadaccino che infilza cipolline sul terrazzo di una fastosa dimora? Sbiascicando, ma solo per pochi secondi, perchè poi la spiegazione è arrivata fulminea.

Ah... bè... cioè... ma queste sono carte da avvocato, la cifra... cioè... insomma noi siamo stati in esilio, abbiamo diritto ad un risarcimento per via della della Convenzione Europea... insomma... io ho dovuto studiare in Svizzera e ora sentite com'è il mio accento, non conosco bene le lingua italiana...

Un baldo trentenne con l'accento distrutto dall'esilio è una storia strappalacrime, a cui si deve aggiungere il problema di papà, che per il doppio degli anni non ha toccato il suolo italiano. Infatti il piccolo Savoia ha chiesto 90 milioni di euro di risarcimento, il grande Savoia 170. In ballo c'è uno sconto di 10 milioni di euro

Però lo sconto va subito a farsi benedire: i Savoia vogliono anche la restituzione dei beni confiscati dallo Stato al momento della nascita della Repubblica Italiana. Tiè.

Non è finita qui. Non pensate ad un risarcimento danni che vada a rimpinguare le tasche dei reali, l'incasso sarebbe devoluto alle persone che ne hanno realmente bisogno. E' sempre Emanuele Filiberto a spiegarlo, anche se con un accento non impeccabile.

Comunque non pensate a dei soldi per noi... li daremmo alle persone che ne hanno realmente bisogno... sarebbero utilizzati meglio di come li utilizza lo Stato italiano... 

Su quest'ultimo aspetto si potrebbe anche aprire un serio dialogo, ma non è questa la sede (fiùùù, pericolo scampato), ma rimane il dubbio di un enorme scandalo che dopo essere saltato fuori si è trasformato in un gesto di beneficenza.

Qui urge un aiuto ad una famiglia distrutta dal dolore. Si potrebbe lanciare una campagna "Adotta un Savoia" aprendo un numero verde per le donazioni. Risponderebbe una voce registrata: premi uno se vuoi donare un euro per l'accento di Emanuele, premi due se vuoi donare due euro a suo papà, che pagherà al figlio un corso di dizione

Meno male che almeno una volta la reazione delle istituzioni è stata immediata e decisa: il segretario generale della presidenza del Consiglio, Carlo Malinconico, ha spiegato che il governo non solo non ritiene di dover pagare nulla ai Savoia ma che pensa di chiedere a sua volta i danni all’ex famiglia reale per le responsabilità legate alle note vicende storiche. 

Mannaggia, che zappata sui piedi. Sarà un Natale senza beneficenza. 

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