Alberto Stasi e quelle foto porno con bambini

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Forse notizie come queste non dovrebbero mai arrivare sulla pagina di un quotidiano, e a questo punto neanche su un blog. Però il patatrac è ormai fatto, quindi vediamo di capire questa notizia che la riguarda la contestazione ad Alberto Stasi di possesso e distribuzione di materiale pedopornografico. Il delitto di Chiara Poggi torna d'attualità. Anzi, a tornare d'attualità è il presunto colpevole.

Una notizia da brividi, infame, che getta un'ombra su un ragazzo che di ombre ne ha già troppe.

Quello di ieri è stato un altro giorno all'insegna di Alberto Stasi. Secondo gli inquirenti sarebbe colpevole di detenzione e divulgazione di materiale pedo-pornografico, un reato punibile con la reclusione da uno a 5 anni.

A questo punto facciamo un passetto oltre, perchè potrebbe essere proprio questa la chiave per comprendere il delitto di Chiara Poggi. Insomma, se un movente fino a ieri mancava, adesso potrebbe anche esserci, soprattutto se ripensiamo alle famose litigate tra i due fidanzati e alla ferocia con la quale è stata colpita Chiara. Un raptus, violento e improvviso che, fino ad oggi, non aveva una spiegazione ai nostri occhi. Anche se, è bene sottolinearlo, siamo sempre nel campo delle ipotesi.

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Entriamo nei dettagli:

si parla di diffusione «per via telematica, attraverso il software "e-mule", di materiale pornografico realizzato utilizzando minori di anni 18». In particolare due immagini e un filmato che ritraevano «minori nudi » e «in atti sessuali con altri minori e/o adulti»; fatto che sarebbe stato commesso tra il 6 e il 17 dicembre dello scorso anno.

Poi, dicono le carte, Alberto si sarebbe «procurato» o avrebbe «comunque detenuto » anche altro materiale pedopornografico, scaricato sia sul suo computer Compaq (13 fotografie e 4 filmati), sia sulla chiavetta Usb Compass (dove sono stati rintracciati altri 5 filmati).
Davanti al magistrato Alberto Stasi si è limitato a scuotere la testa. Poi, dietro consiglio del professor Angelo Giarda, si è avvalso della facoltà di non rispondere. Alle 16.20 il ritorno a casa.

E proseguiamo, sempre grazie all'articolo del Corriere.

Le tracce delle immagini che, a detta di chi le ha viste, ritraevano in atteggiamenti intimi anche ragazzini in tenera età, erano state trovate dagli esperti informatici del Ris di Parma durante le analisi del computer di Alberto. E il risultato, inedito, era stato scritto nero su bianco nella relazione finale depositata il 12 dicembre in Procura. Da ieri gli avvocati del giovane si sono chiusi nel silenzio. «Desideriamo sapere come sono state effettuate le analisi del computer», avevano però anticipato nei giorni scorsi, promettendo battaglia sulla validità della prova in sede di giudizio.

Schermaglie tra accusa e difesa che non ruotano soltanto intorno a quel pc. Ci sono le «scarpe pulite», ad esempio. Ieri, dalle 9 del mattino fino a sera, i carabinieri sono tornati nella villetta del massacro con un tecnico nominato dalla Procura per ulteriori rilievi. Un ingegnere di Torino è stato incaricato di eseguire una serie di accertamenti per provare che Alberto non sarebbe mai potuto uscire da villa Poggi con le suole delle scarpe pulite (così come è avvenuto).

Terribile, difficile commentare la notizia di oggi. Lasciamo a voi la parola.

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