Crisi idrica a Benevento, un blog indaga dopo la denuncia di Striscia la Notizia

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Allora, vediamo un attimo di presentare questa notizia nel migliore dei modi, visto che l'argomento è intricato. Ricordate il servizio di Striscia la Notizia sulla crisi idrica a Benevento? No? Ok, allora guardate qui sotto. 

Bene, dopo il servizio di denuncia non si è più saputo nulla. Mingo e Fabio hanno denunciato l'accaduto e i giornali, come sempre, se ne sono lavati le mani. Ma noi siamo un blog, quindi non abbiamo problemi a dare notizie scomode.

C'è un blog, La verità delle contrade, che sta conducendo un'inchiesta partendo proprio da dove Striscia si è fermata. Post dopo post la blogger sta spiegando ai lettori quali sono le verità che si nascondono dietro la mancata erogazione di acqua nella zona di Benevento (e non solo).

Allora noi riportiamo l'ultimo post tratto dal blog La verità delle contrade. Un post lungo che tuttavia riassume bene l'assurda situazione che si è creata. Vi invitiamo a leggerlo, ne scoprirete delle belle.  

 

Post tratto da La verità delle contrade.

IL GOLPE IDRICO 

Sono passati 20 giorni dal 22 novembre, quando improvvisamente 35.000 beneventani , rimasti senza acqua, hanno vissuto per più di una settimana una situazione da Terzo Mondo: scuole chiuse anticipatamente, mense scolastiche annullate, esercizi commerciali in tilt, acqua razionata. Una situazione da Terzo Mondo non tanto per la mancanza di acqua in sé – alla quale si è cercato di sopperire con autobotti e altre soluzioni di emergenza - ma perché solo come avviene nei paesi sottosviluppati o retti da regimi antidemocratici, l’acqua è mancata senza preavviso e senza un perché. Anzi: proprio chi doveva fare chiarezza ha creato confusione utilizzando le parole in modo tale da intorbidare le acque.

Tra il 23 e il 26 di novembre, infatti, al cittadino è stato detto di tutto, senza un minimo di coerenza, senza nessun supporto tecnico: approfittando anche della distrazione di chi era troppo impegnato a riempire vasche e bacinelle per fare scorta d’acqua. Per darvi un’idea del caos mediatico creato, stiamo caricando un po’ alla volta sul nostro blog i resoconti giornalistici e televisivi dei “tavoli dell’emergenza” apparecchiati nella prefettura beneventana e nella sede napoletana della Regione, nonché le dichiarazioni politiche fatte durante il frenetico consiglio comunale straordinario di domenica 25 novembre.
Perché tutto questo? Perchè per capire come nasce un’ “emergenza anomala” e in che modo la si strumentalizza, bisogna procedere come un esploratore che a colpi di machete si fa strada nella giungla: sfrondando i messaggi politico-burocratici per scoprire che cosa si nasconde veramente dietro le parole. Come ha sostenuto anche il sindaco (nell’assemblea con i cittadini riportata in “Documentazione e video”) sottolineando la necessità di chiarire innanzitutto la differenza tra “crisi idrica” e “emergenza idrica”. Una differenza sostanziale, e non solo una sottigliezza linguistica.

Una crisi idrica dovuta a un impoverimento delle sorgenti è in corso da tempo sia in Campania che in Italia. In particolare, come emerge dai grafici (riportati di seguito) una crisi dovuta al prosciugamento delle sorgenti nel Matese - legata alla grave siccità del 2006 - è in atto da gennaio 2007: data in cui la Molise Acque ha informato della crisi la Regione Campania, per poi richiamarne l’attenzione anche a marzo e ai primi di novembre.

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Tutti questi campanelli di allarme avevano uno scopo: allertare i vari gestori degli acquedotti affinché prendessero i provvedimenti necessari. Come? Trovando nuove fonti di approvvigionamento sui propri territori, riducendo le perdite per evitare sprechi e soprattutto tenendo costantemente la situazione sotto controllo: perché questo genere di “crisi” - in quanto evento naturale caratterizzato dal calo graduale delle sorgenti – è prevedibile e gestibile con l’uso tempestivo di tecnologie adeguate.
E’ chiaro a questo punto che una “crisi idrica” non può provocare una mancanza d’acqua improvvisa come quella avvenuta a Benevento prosciugando in 24 ore i serbatoi a servizio della parte alta della città: perché questo accade solo nel caso di un’”emergenza idrica”. Cioè, di un black out dovuto a cause imprevedibili come lo squarcio in una conduttura, o alle manovre del gestore della rete che, per vari motivi, decide di dirottare l’acqua in una direzione piuttosto che in un’altra: e poichè in questo caso non è stato denunciato alcun incidente sulle condotte, l’ipotesi più probabile è che l’acqua destinata a Benevento sia stata dirottata altrove.

Di conseguenza, dire che quella di Benevento è un’emergenza dovuta alla crisi idrica non ha senso: sembra un gioco di parole che rischia di confondere le idee come il gioco delle tre tavolette. Eppure proprio la spiegazione fornita dalla Regione Campania nel suo primo atto ufficiale del 23 novembre (vedi l’originale in “Documentazione e video”) genera questa confusione e il relativo polverone mediatico.

Scritto su carta intestata della Giunta regionale campana, firmato dal dirigente del settore regionale Acque e Acquedotti, Generoso Schiavone, il documento - che ha per oggetto “crisi idropotabile a carico della città di Benevento” esordisce: “La grave crisi idrica derivante dalle sorgenti del Biferno nella regione Molise, sta provocando gravissimi disagi alle popolazioni campane servite dall’Acquedotto Campano”, e più avanti richiede “che vengano allertate le procedure di Protezione Civile in considerazione dell’attuale stato di emergenza idrica”. In altre parole, con la prima frase si dimostra di essere a conoscenza di una crisi idrica che va avanti da tempo, ma con la seconda la si presenta come un accadimento improvviso: appunto “un’emergenza”.

E si tenta di avvalorare questa contraddizione aggiungendo che “il deficit idropotabile derivante dalle sorgenti del Biferno è di oltre 1500 litri al secondo” per cui la disponibilità si è ridotta a poche centinaia di litri al secondo: “portata che non garantisce affatto l’alimentazione idrica dell’area beneventana”. Un dato esatto presentato, però, in maniera fuorviante. Perché, come ha sottolineato anche il sindaco Pepe, è vero che in periodi di abbondanza dal Biferno sono entrati nell’acquedotto campano fino a 1500 litri al secondo: ma in realtà l’area beneventana utilizza normalmente non più di 200 o 300 litri/secondo. E la prova è data dal fatto che dal 2 al 30 novembre - in base ai dati forniti dalla Molise Acque non smentiti dalla Regione Campania - nell’acquedotto regionale campano sono stati sempre immessi 200 litri al secondo: come mai, allora, questa quantità rivelatasi sufficiente fino al 21 novembre, non lo è stata più dal 22 novembre, fatidica data dei rubinetti a secco? Come mai, benché la Molise Acque continuasse a fornire 200 litri al secondo, dal 22 novembre a Benevento sono arrivati solo 50 litri al secondo? La risposta dovrebbe essere fornita dalla Regione che gestisce la grossa condotta che preleva l’acqua dal Molise e la dirotta in parte verso l’area beneventana e in parte verso Napoli e Caserta.

La risposta, però, come l’acqua, non è arrivata. “Oltre 100 litri al secondo, comunque, non possono sparire nel nulla!”, ha denunciato il primo cittadino di Benevento.
Anche perché, come emerge ancora dalla lettera del 23 novembre, questa “sparizione” ha in sé un’aggravante: “La tipicità della condotta di alimentazione della città di Benevento … comporta un’assoluta dipendenza della quantità idropotabile dal solo rifornimento extraregionale del Biferno”. In altre parole ciò significa che, se per motivi ancora ignoti, l’acqua del Biferno destinata a Benevento è stata dirottata altrove, poiché “l’area beneventana non può ricevere acqua da altre fonti regionali”, chi l’ha dirottata sapeva che la città sarebbe rimasta a secco e che avrebbe provocato una situazione di “emergenza”.

Un’ “emergenza”, comunque, che si poteva evitare non solo perchè la crisi idrica era stata ampiamente annunciata, ma perché – ancora prima che l’emergenza scoppiasse - era già pronta la soluzione per risolverla: cioè, come si legge al termine della lettera, era già pronto il collegamento per prelevare nuovi apporti di acqua per Benevento, dal campo pozzi di Solopaca gestito dall’azienda avellinese dell’Alto Calore. Ma allora, se la soluzione era già stata individuata e approntata, perché è stata necessaria un’ “emergenza” per metterla in pratica?

Sta di fatto che il muro di gomma  contro il quale sono rimbalzati questi e altri interrogativi sollevati da interrogazioni parlamentari, da consiglieri comunali di opposizione e maggioranza, dai comitati di cittadini e dalla  stampa locale, fa apparire questa “emergenza” come  un “golpe idrico” che costituisce un pericoloso precedente.

Anche perché solo Fabio e Mingo venuti a investigare per conto di “STRISCIA LA NOTIZIA” (vedi il servizio del 26 novembre su “Documentazione e video”), hanno tentato di infrangere questo muro di silenzio: nessun altro è stato spinto dalla curiosità di capire che cosa stia accadendo a Benevento.
Eppure, anche se posto in maniera scherzosa, l’interrogativo con il quale si conclude la trasmissione di “Canale 5” - “Che fine ha fatto quest’acqua? Booh!?” – è inquietante per uno Stato civile.
Perché ora che - per colpa dei cambiamenti climatici – l’acqua sta diventando un bene prezioso come il petrolio, vi immaginate quale potente strumento di clientela, quale arma di ricatto politico e sociale, quale serbatoio di voti può rappresentare in Campania, se viene gestita in assoluta mancanza di trasparenza?

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