Violenza in Tibet, si parla di 100 morti

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UPDATE: Aggiorniamo questo post scritto ieri con le ultime notizie. La situazione si fa sempre più tragica. Ora sarebbe una strage con almeno cento morti secondo informazioni non confermate provenienti dal governo tibetano in esilio a Dharamsala, nel nord dell'India. «Abbiamo notizie non confermate che circa 100 persone sono state uccise e che a Lhasa è stata imposta la legge marziale», ha denunciato in una nota il governo tibetano in esilio nel nord dell'India poche ore dopo che fonti ufficiali cinesi hanno dato notizia di dieci morti nelle proteste di ieri. Il governo in esilio si dice poi «profondamente preoccupato» per le notizie che arrivano «dalle tre regioni del Tibet di uccisioni sommarie, di feriti e arresti di migliaia di tibetani che protestavano pacificamente contro la politica cinese». Ancora, la nota ribadisce che «le recenti proteste riflettono i reali sentimenti dei tibetani in Tibet e il desiderio di essere liberi dal regime repressivo cinese».

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Dopo le manifestazioni pacifiche in Myanmar , che tanto avevano sconvolto l'occidente tanto da smuovere le coscienze (poi assopitesi come sempre accade in questi casi), è ora il momento di una protesta dei monaci buddhisti contro la Cina che sta mettendoa ferro e fuoco il Tibet.

A Lhasa, in Tibet, c'è tensione: la protesta anticinese di centinaia di monaci buddhisti è degenerata e ora Lhasa è in fiamme. Negozi e automobili delle forze dell'ordine sono stati bruciati, centinaia di persone si sono unite alla protesta dei monaci contro il governo cinese iniziata lunedì scorso.

L'agenzia Nuova Cina ha affermato che «ci sono dei feriti che sono stati ricoverati in ospedale» senza fornire altri dettagli. Testimoni raggiunti telefonicamente affermano che la polizia militare è intervenuta in forze per disperdere i dimostranti e che si sono sentiti degli spari. «C'è fumo dappertutto e si sentono colpi d' arma da fuoco» ha detto un residente che parlava dalle vicinanze del Jokhang, un grande tempio nel centro della capitale. E di spari hanno parlato anche cittadini americani, come ha riferito l'ambasciata Usa a Pechino.

Scrive il Corriere che i tre principali monasteri buddhisti sono stati accerchiati da migliaia di soldati e i monaci di Sera, il secondo monastero della regione, hanno cominciato uno sciopero della fame. Due monaci di Drepung sono in condizioni critiche dopo aver tentato il suicidio tagliandosi le vene. Lo ha riferito Radio Free Asia, un’emittente finanziata dagli Stati Uniti.

Ma dopo l’assedio dei monasteri le proteste sono esplose e hanno raggiunto un livello che non era mai stato registrato negli ultimi 20 anni in questa regione nel nord-ovest della Cina. In particolare, è stato preso d’assalto il centro storico di Lhasa. Diversi gli nel mercato della città, il Barkhor. Funzionari del Partito Comunista cinese e della polizia sostengono di non avere informazioni su quanto sta accadendo a Lhasa e si rifiutano di commentare le notizie riferite da Radio Free Asia (Rfa). Secondo questa emittente molti altri monaci, oltre ai due che si sono tagliati le vene, stanno compiendo gesti di autolesionismo per protestare contro l’accerchiamento delle forze dell’ordine attorno al monastero e contro l’arresto di alcuni monaci.

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