Tibet, Lhasa: scade alle 17 l'ultimatum, il web è bloccato, prosegue il "genocidio culturale" e si pensa alle Olimpiadi

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E' sotto gli occhi di tutti, solo il governo cinese riesce ancora a nascondere a se stesso la verità su ciò che sta avvenendo in Tibet. Peccato che il governo sia ormai l'unico a credere alle proprie parole, nemmeno i cinesi hanno più dubbi su ciò che sta avvenendo in questo paese martoriato. Da anni.

Il Dalai Lama è stato chiaro: in Tibet è in atto «un genocidio culturale». Il leader spirituale dei tibetani - che ricordiamo è in esilio in India - è tornato a condannare gli scontri e le violenze a Lhasa, invocando ancora una volta un'inchiesta internazionale per appurare cosa stia realmente accadendo nella zona. 

Si parla di un centinaio di morti, il governo cinese parla invece di una decina di morti; qualunque sia la situazione rimane ovviamente grave. Ed oggi scadrà anche l'ultimatum del governo cinese. Che fare ora? Sono tornati d'attualità i discorsi intorno alla legittimità dei prossimi giochi olimpici, organizzati in un paese che non riesce ad avere ancora la minima parvenza di democrazia.

Quindi? Sarà il caso di boicottarle? Bè, il Dalai Lama, ad esempio, non ha lanciato un appello per il boicottaggio dei Giochi Olimpici. Il capo spirituale dei buddhisti ha comunque aggiunto che è al momento «impossibile l'armonia nella zona». «Noi vogliamo autonomia, non separazione», ha aggiunto il Dalai Lama, sottolineando come in Tibet ci sia al momento uno «stato di terrore».

Ma cosa succederà oggi? Alla mezzanotte ora locale (le 17 in Italia) scadrà l'ultimatum lanciato dalle autorità di Pechino ai rivoltosi. Il governo cinese sostiene di non aver sparato sui dimostranti a Lhasa: "Ridicole le versioni del Dalai Lama". Il governo ha intimato ai rivoltosi di consegnarsi, pena la corte marziale. E forse il plotone d'esecuzione.

Ma c'è un altro aspetto, che come sempre, ci interessa da vicino. Quello che riguarda il ruolo del web in questi paesi che soffrono di una cattiva democrazia. Abbiamo visto le prime immagini da Lhasa ancora una volta grazie ai telefonini, le prime notizie sono arrivate grazie alla Rete. Ora, invece, tutto è bloccato. Perchè bloccare Internet vuol dire bloccare la verità su ciò che sta accadendo. La stampa tradizionale, in questi casi, non ha alcuna possibilità di informare.

Le autorità cinesi hanno bloccato l'accesso Internet al sito di YouTube, visto che erano comparsi decine di filmati di protesta contro la repressione in Tibet. Nessuna scena delle proteste era presente sugli analoghi siti web cinesi.

Intanto anche l'Europa inizia la sua protesta: 400 manifestanti che protestavano contro la presenza cinese in Tibet hanno cercato di prendere d'assalto l’ambasciata della Repubblica Popolare all'Aia, distruggendo parte della recinzione della sede diplomatica. Secondo le prime testimonianze dei giornalisti presenti, i dimostranti hanno strappato una bandiera cinese sostituendola con una del Tibet. Tre dei manifestanti, che erano riusciti a superare la recinzione, sono stati arrestati dalla polizia olandese.

Non ci resta che aspettare il tardo pomeriggio

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