Tibet, sfuggono al controllo cinese le foto dei monaci uccisi

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Come già accaduto per la protesta in Myanmar, quando il sito Asianews pubblicò le foto dei monaci feriti e uccisi, anche questa volta siamo di fronte ad una nuova prova che ci viene fornita ancora da Asia news. Il sito è venuto in possesso delle foto dei monaci uccisi. Ovviamente le foto sono forti, ritraggono i cadaveri con evedenti segni di violenza sul corpo. E proprio per questo risultano essere prove schiaccianti.

Rimandiamo a questo link, almeno se volete vederle lo fate a vostra scelta. Quelle che vedete sono le uniche foto che ci sentiamo di mostrare.

Per quanto riguarda gli sviluppi della situazione in Tibet ci appoggiamo alle ultime novità che riporta il Corriere

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Il Dalai Lama ha parlato durante un incontro con la stampa a Dharamsala, in India, sede del Parlamento tibetano in esilio. Il leader spirituale accusato dalla Cina di essere dietro alle manifestazioni di Lhasa, ha detto di avere come «unica opzione le dimissioni se le cose vanno fuori controllo». Il governo tibetano in esilio ha reso noto che altri 19 manifestanti tibetani sarebbero stati uccisi martedì nel corso di una manifestazione a Machu, nella provincia del Gansu a nord del Tibet, portando ad almeno 99 le vittime «accertate» dall'inizio della rivolta.

Poco prima il primo ministro cinese Wen Jiabao aveva puntato il dito contro il Dalai Lama: gli incidenti e le violenze dei giorni scorsi in Tibet sono state «premeditate e organizzate dalla cricca del Dalai Lama» per «sabotare le Olimpiadi», parlando di «violenze» commesse dai manifestanti tibetani contro «innocenti cittadini e le loro proprietà». Wen Jiabao ha sottolineato che i rivoltosi hanno compiuto «saccheggi e incendi» e hanno ucciso «in modo estremamente crudele cittadini innocenti».

Ma com'è ora la situazione a Lhasa?

I testimoni riferiscono che, scaduto l'ultimatum di Pechino, nella capitale tibetana sono iniziate le perquisizioni casa per casa. Secondo altri la situazione starebbe invece tornando alla normalità. Decine di prigionieri tibetani, ammanettati e con la testa fasciata, sono stati fatti sfilare su autocarri militari per le strade di Lhasa. Stando a quanto riferito da alcuni testimoni citati dal Times, quattro autocarri con a bordo circa 40 persone, per lo più giovani uomini e donne tibetani, hanno percorso le principali strade della città, mentre gli altoparlanti rilanciavano l’appello alla resa a quanti hanno partecipato alle proteste di venerdì scorso.

Ancora incerto il bilancio delle vittime, con il governo tibetano in esilio che riferisce di centinaia di vittime, mentre per Pechino i morti sono 16. Secondo altri testimoni il quartiere centrale intorno al tempio del Jokhang rimane chiuso per gli stranieri. Per le stesse fonti la presenza di militari nella città è massiccia, i principali incroci sono presidiati da mezzi corazzati e i posti di blocco sono frequenti.

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