Tibet, il Dalai Lama apre al dialogo con Pechino

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E' un atteggiamento di apertura e di dialogo quello del Dalai Lama, in esilio a Dharamsala.

Già ieri si era detto “pronto a dimettersi se la situazione dovesse finire fuori controllo”. Oggi ha incontrato i leader dei movimenti indipendentisti tibetani, che vogliono il boicottaggio delle Olimpiadi cinesi e l'indipendenza del Tibet, invitandoli a mettere fine alle violenze.
Le due parti – ha detto -  devono rendersi conto che dobbiamo vivere fianco a fianco”.

Anche Papa Benedetto XVI stamattina ha rotto il silenzio sulla crisi tibetana invocando la tolleranza. “Il mio cuore di padre sente tristezza e dolore di fronte alla sofferenza di tante persone. Con la violenza non si risolvono i problemi, ma solo si aggravano” ha detto il Pontefice davanti a oltre 10 mila fedeli. 

Le immagini della repressione hanno già fatto il giro del mondo, ma il governo cinese continua a parlare di poche vittime uccise dai ribelli tibetani. Parla di una situazione, a Lasha, che sta tornando alla normalità, mentre le poche notizie che sfuggono alla censura raccontano di più di 100 morti e circa 800 arresti. E continua a puntare il dito contro la massima autorità spirituale buddista, che avrebbe “premeditato e organizzato” i disordini in Tibet per “sabotare i giochi olimpici”.

Intanto, il Comitato organizzatore olimpico ha confermato che la fiaccola attraverserà il Tibet come previsto, passando da Lhasa il 20 giugno, per poi essere portata in cima all'Everest.

Schegge di vetro propone un'alternativa al boicottaggio delle Olimpiadi: “Pensate  - scrive in questo post - se durante tutta la maratona i nostri corridori sfoggiassero una maglietta con scritto Free Tibet! O se un medagliato alzasse una bella bandiera italiana con scritte contro il regime cinese”.

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