Repressione dura e arresti in Tibet. Il Dalai Lama: "Pronto al dialogo con Pechino"

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UPDATE Ore 16.45: I disordini in Tibet non dissuaderanno il presidente George Bush dal presenziare ai Giochi Olimpici in Cina. “Le Olimpiadi non costituiscono un evento politico” ha dichiarato attraverso il suo portavoce.

 

Il Dalai Lama è “preoccupato” per la situazione in Tibet. “Temo che le vittime siano numerose” afferma riferendosi ai disordini dei giorni scorsi. E ribadisce la sua apertura al dialogo: si dice disposto ad incontrare il presidente cinese Hu Jintao.

Alcuni testimoni hanno riferito che molti veicoli militari si stanno dirigendo verso il Tibet attraverso i valichi montuosi della Cina occidentale. Ai giornalisti è stato vietato l'accesso al Paese, agli stranieri è stato chiesto di andarsene, tutti i permessi di viaggio sono stati sospesi.

Le autorità locali hanno ammesso i primi arresti: il Daily Tibet riferisce che 24 persone sono state fermate in relazione alle proteste dei giorni scorsi. 

Più preoccupante il quadro della situazione dipinto da Francesco Sisci, de La Stampa. Almeno decine di migliaia di agenti della “polizia armata” sono stati mobilitati. - scrive - Lo scopo sembra essere quello di arrestare e interrogare tutti i sospetti di avere partecipato alle dimostrazioni dei giorni scorsi. La polizia ha monitorato numerose conversazioni telefoniche dal Tibet con l’estero e sta dando ora la caccia ai proprietari di quei telefoni. Già ci sono notizie di decine di  arresti.

Intanto sulla rete si moltiplicano le manifestazioni di solidarietà al popolo tibetano: Promesse d'autore gli dedica un haiku, una breve poesia, e chiede a tutti i blogger di fare altrettanto e di “riempire l'intera rete”.

Maria Fausta Rigo, curatrice di Fragmenta, ha partecipato alla manifestazione di solidarietà a Roma, per la quale sono scesi in piazza i rappresentanti di tutti i partiti, e in questo post ci racconta la sua esperienza.

Qui alcune foto scattate alla manifestazione.

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Schegge di vetro pubblica il filmato dei ribelli tibetani che stracciano la bandiera della Cina e innalzano quella rossa e blu del Tibet.

Continua anche il dibattito sull'opportunità di boicottare le Olimpiadi. Aspettando Pechino 2008 commenta le reazioni della blogosfera, mentre Crisis propone che non siano solo gli atleti a boicottare la Cina ma noi tutti, smettendo di acquistare prodotti cinesi.

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