Tibet, Pechino mette on-line le foto di 19 ricercati e invita alla denuncia

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Dopo aver chiuso il web per impedire la diffusione di immagini degli scontri avvenuti venerdì scorso in Tibet, il governo cinese ora usa la rete per mettere una “taglia” su alcuni dei manifestanti.

Ha infatti pubblicato sui maggiori portali cinesi - sina.com e Yahoo - le foto di 19 persone considerate i promotori delle proteste di Lasha.

Un breve testo invita i cittadini alla delazione, con tanto di numeri di telefono a cui possono rivolgersi per fornire qualsiasi segnalazione. Ricompensa garantita, sempre secondo la nota che accompagna le foto, a chi darà alle autorità informazioni utili alla cattura dei super-ricercati. 

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Grazie a questo metodo sarebbero già stati effettuati due arresti, mentre uno dei ricercati si sarebbe consegnato spontaneamente alla polizia.

Ma la protesta non si ferma: oggi duemila giovani tibetani si sono riuniti davanti alla residenza del Dalai Lama, in esilio a Dharamsala, in India, per sventolare bandiere tibetane, indiane e statunitensi.

E dopo la dichiarazione con cui la Casa Bianca ha fatto sapere che George Bush andrà alle Olimpiadi, Nancy Pelosi, la speaker democratica della Camera statunitense, ha incontrato il Dalai Lama. “E' il nostro destino aiutare la gente del Tibet. Se il mondo non si esprime contro la Cina e contro i cinesi in Tibet, allora vuol dire che abbiamo perso tutta l'autorità morale per parlare di diritti umani”.

Intanto, sulla blogosfera, Fragmenta ha pubblicato le interviste da lei fatte ad alcuni dei partecipanti alla manifestazione di Roma, tra cui gli interventi di Dechen Dolkar, Emma Bonino, Gianni Alemanno, Francesco Rutelli.

Protonutrizione, invece, si chiede “Per cosa combatte il Tibet?”, riportando un articolo di Enzo Bianchi pubblicato su La Stampa

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