Continuano le proteste in Tibet, i morti sono 140. In Grecia contestata la fiaccola olimpica

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UPDATE Ore 17.30: Il presidente francese Nicolas Sarkozy non esclude la possibilità di boicottare la cerimonia di inaugurazione dei Giochi Olimpici di Pechino per protestare contro la repressione in Tibet. “Non chiudo la porta a nessuna opzione – ha detto - mi appello allo spirito di responsabilità dei leader cinesi”.

 

Non si fermano le proteste in Tibet, e neanche le dure repressioni della polizia cinese. Il governo tibetano in esilio parla ormai di circa 140 morti “accertati”, mentre il bilancio ufficiale di Pechino è fermo a 19 vittime.

Le agenzie di stampa cinesi parlano anche della morte di un poliziotto, ucciso a coltellate dai manifestanti nella provincia cinese di Sichuan, e del ferimento di molti altri.

Pollicino segnala, però, un importante segno di apertura: l'appello di alcuni professionisti Cinesi alle autorità di Pechino perché cessino le repressioni e sia fatta chiarezza sulle accuse al Dalai Lama.

Nonostante il clima di tensione e il dibattito sull'opportunità di boicottare i prossimi giochi Olimpici, la fiaccola olimpica è stata regolarmente accesa ieri ad Olimpia, in Grecia, e ora percorrerà 137.000 chilometri per giungere a Pechino l'8 agosto, giorno della Cerimonia di Apertura delle Olimpiadi

La cerimonia è stata interrotta da due esponenti di Reporters sans Frontières, l'associazione che si batte per i diritti della libera stampa. Jean-François Juilliard e Vincent Brossel sono entrati in azione durante il discorso di Liu Qi, presidente del comitato organizzatore di Pechino 2008, sventolando una bandiera con i cinque cerchi olimpici a forma di manette e la scritta “boicottate i Paesi che disprezzano i diritti umani”.

Il video è stato pubblicato da Aspettando Pechino 2008 in questo post.

I due manifestanti sono stati subito allontanati e l'efficientissima censura cinese è intervenuta ancora una volta a sistemare le cose: la tv cinese ha sospeso la diretta e ha mandato in onda immagini di archivio di Olimpia e di una vecchia torcia olimpica.

I manifestanti sono già stati liberati su cauzione e dovranno rispondere davanti ad un tribunale greco dell'accusa di vilipendio di simboli nazionali: rischiano fino a un anno di carcere.

Reporters sans Frontières commenta: “Non volevamo attaccare in nessun modo lo spirito olimpico in Grecia, volevamo solo protestare contro la politica di repressione portata avanti dalla Cina” e invita a boicottare la cerimonia di apertura dei Giochi.

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