Giallo di Perugia, Meredith non poteva essere salvata

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Meredith Kercher è morta soffocata dal suo stesso sangue, e dopo essere stata accoltellata al collo non poteva essere salvata perché “Il tempo di sopravvivenza tra il momento in cui sono state inferte le lesioni responsabili della morte e il momento del decesso non rendeva possibile salvare la vita della ragazza”.

Lo sostengono i medici legali nominati dal gip di Perugia nell'ambito dell'incidente probatorio che avrebbe dovuto fare luce sulle cause, i tempi e le modalità dell'omicidio della studentessa inglese.

L'ora del decesso è stata collocata tra le 18.50 del 1 novembre e le 4.50 del giorno successivo e, sempre secondo i periti, Meredith ebbe rapporti sessuali in un momento “recente rispetto al decesso” ma non è tuttavia possibile “definire se si sia trattato di attività sessuale consenziente o meno”. 

Inoltre le ferite sul collo della ragazza sarebbero “non incompatibili” con il coltello da cucina sequestrato dalla polizia in casa di Raffaele Sollecito e sul quale sono state trovate tracce di Dna di Amanda Knox e di Meredith Kercher.

Gli altri coltelli sequestrati al giovane pugliese sono stati definiti “incompatibili” con le lesioni riscontrate sul corpo della giovane inglese.

Dalla perizia, insomma, non emergono elementi decisivi ad incastrare il colpevole e il mistero intorno alla morte di Mez rimane fitto. Ma, almeno per il momento, Raffaele Sollecito, Amanda Knox e Rudy Guede rimangono in carcere anche se continuano a proclamarsi innocenti, come Patrick Lumumba, ancora indagato a piede libero.

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