Gli aggressori di Nicola Tommasoli restano in carcere: siamo stati provocati

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Gli aggressori di Nicola Tommasoli, il ragazzo picchiato a morte a Verona nella notte del 30 aprile, restano in carcere. Lo ha deciso il gip di Verona: per i cinque giovani l'accusa rimane, per il momento, di omicidio preterintenzionale con l'aggravante dei futili motivi.

Quattro di loro, durante l'interrogatorio per la convalida del fermo, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Solo Andrea Vesentini, che già ieri aveva dichiarato tramite il suo avvocato di aver solo cercato di separare i due gruppi durante la rissa, ha dato la sua versione dei fatti.

Secondo la sua ricostruzione sarebbe stato proprio uno degli amici di Nicola a provocare il gruppo: Guglielmo Corsi, uno dei cinque indagati, avrebbe chiesto una sigaretta a Nicola, che rifiutò di dargliela. Poi il terzetto si sarebbe allontanato, ma “codino” sarebbe tornato indietro minacciando Corsi con un “ti spacco la faccia”. Di qui la rissa, anche se nessuno ammette di aver colpito Nicola.

Secondo i loro avvocati, invece, Tommasoli sarebbe stato affetto da una patologia cerebrale che avrebbe causato complicazioni e portato il ragazzo alla morte. “Non ci sono tracce di lesioni – dicono – che facciano pensare a un colpo mortale alla testa”.

Intanto sulla Rete si cominciano a trovare degli articoli che descrivono Nicola Tommasoli come “un bravo ragazzo”, appassionato di auto e moto e innamorato del suo lavoro di disegnatore grafico. Gazzetta.it pubblica il disegno della sua rielaborazione al computer della moto di Valentino Rossi e riporta le parole dei suoi colleghi di lavoro, che lo descrivono come un ragazzo “aperto al mondo e alla vita” e si chiedono “come si fa ad accettare un fatto del genere?”.

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