Bruciò i capelli al compagno: bullismo o rito iniziatico neonazista?

Dopo il pestaggio di Nicola Tommasoli, ucciso a Verona da un gruppo di naziskin, si parla di un altro episodio che collega violenza e ideologia nazifascista.

Questa volta i protagonisti sono i ragazzini che a Viterbo hanno bruciato i capelli ad un compagno di scuola: a casa dell'unico arrestato – gli altri non sono imputabili perché hanno meno di 14 anni – è stata trovata una grande quantità di “materiale neonazista”: marce militari, simboli nazisti e materiale “collegato alle sevizie inferte al ragazzo”.

Tu chiamale se vuoi emozioni si chiede se non è strano “che questi fascisti vengano fuori tutti adesso” e se prima “restavano nascosti per paura di ritorsioni del vecchio governo oppure vengono “strumentalizzati a dovere per screditare la destra”.

Basta criticare! Cominciamo a cercare di fare qualcosa – scrive A tu per tuper esempio cercare di aiutare i ragazzi, anche se non vogliono”. Ascolta il silenzio ricorda i tempi in cui andava a scuola: “Ricordo bene le bravate che combinavamo. C'era una soglia che non andava oltrepassata, ma nessuno ce lo diceva, eravamo noi stessi a imporcela”.

Ma secondo gli investigatori potrebbe trattarsi non di un atto di bullismo ma di un rito iniziatico per entrare nel gruppo di estrema destra Questione di Stile, tifoseria ultras della Viterbese.

Al di là dell'effettiva appartenenza dei ragazzi a gruppi neonazisti, resta l'estrema violenza delle sevizie inflitte al compagno, e la violenza non ha connotazione politica. Gli agenti hanno infatti ricostruito il “rituale” a cui è stato sottoposto il ragazzo: prima di bruciargli i capelli i tre bulli gli avevano disegnato una svastica sulla fronte e scritto sul viso “Io sono un handicappato”. Il tutto si è concluso con delle sigarette spente sulle braccia.

Intanto i genitori del ragazzo colpito dal provvedimento se la sono presa con chi ha consentito che la vicenda diventasse di pubblico dominio, e non con il figlio.

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