Caccia all'immigrato in Sudafrica: più di 20 i morti

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L'intolleranza nei confronti degli stranieri sembra non avere confini: lo dimostrano gli scontri e gli episodi di violenza che da giorni si verificano in Sudafrica, teatro di una vera e propria “caccia all'immigrato”.

Nel mirino i lavoratori clandestini che arrivano prevalentemente da Zimbabwe e Mozambico, accusati dai sudafricani più poveri di “rubare il lavoro” e di “portare criminalità”. L'ondata xenofoba ha già provocato più di 20 morti e una cinquantina di feriti, uomini e donne arsi vivi, picchiati a morte, fatti a pezzi con il machete, linciati con le pietre.

Guerra tra poveri o xenofobia?” si chiede Passi nel deserto, che conclude: “C'è disperazione, povertà, fame e miseria. Ma, senza dubbio, c'è anche paura dello straniero, razzismo e xenofobia...non bisogna avere paura di parlarne in questi termini”.

L'uomo pare del tutto incapace di apprendere dai propri errori - scrive invece Sostenibile - Nel Sudafrica che per decenni era stato strangolato dall'apartheid, sta emergendo un nuovo razzismo, quello dei neri contro i neri”. Calle del vento sceglie di pubblicare alcune foto di ciò che sta accadendo a Johannesburg, concludendo: “E' il nuovo razzismo, non più legato al colore della pelle, ma alla sopravvivenza”.

Intanto i disordini proseguono e i clandestini sono costretti a rifugiarsi nelle stazioni di polizia o a fuggire dal Paese. Ma il problema non è da poco: sono più di tre milioni gli immigrati provenienti dal solo Zimbabwe. Per Medici senza frontiere si può parlare di “crisi umanitaria” perché la situazione appare ormai fuori controllo: la polizia ha già arrestato più di 250 persone, ma la rivolta continua, assumendo i contorni di una vera e propria guerriglia.

Il vescovo Desmond Tutu, premio Nobel per la Pace, si è rivolto alla popolazione. “Fermatevi, vi imploro: non possiamo disonorare le nostre conquiste. Stiamo di nuovo tornando agli anni delle catene e dei collari”.

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