Le nostre centrali nucleari in Albania? La riflessione di "Passi nel Deserto"

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di don Paolo Padrini

La notizia è di quelle che faranno certamente discutere, anche se, attualmente, sà più di annuncio politico-economio-tattico che d'altro di più concreto.

Secondo il Corriere della Sera, che ha intervistato il premier albanese Berisha, l'Albania sarebbe (ma il condizionale è do'bbligo) disponibile ad accogliere il nucleare italiano.

Non si sa ovviamente a quale prezzo ed a quali condizioni, ma la proposta fa senza dubbio abbastanza scalpore.

"C'e' un gruppo italiano - dice Berisha -  che e' venuto a discutere la possibilita' di una centrale in Albania. Ma non abbiamo ancora deciso il sito. Sappiamo solo che ci sara"'.    "Questo Paese - prosegue Berisha - offre tutte le garanzie per produrre nucleare sicuro. Avremo i migliori sistemi di quarta generazione. Nessuno avra' da temere, nel Mediterraneo".    Il premier albanese definisce "delicatissima" la questione rifiuti in Italia, ma esclude che l'Albania possa intervenire: "Le cose sono cambiate - spiega -. Oggi importare rifiuti dall'estero e' vietato dalla legge albanese".

Ma cosa risolverebbe - all'interno dei problemi degli italiani - la disponibilità annunciata del'Albania nei confronti del nostro nucleare.

Certamente risolverebbe il "problema" del cosiddetto "giardino". Non nel nostro giardino....qusta frase è stata molto utilizzata anche in campagna elettorale. "Non nel nostro giardino" le centrali, ma se sono in Albania...allora vanno bene.

Intanto dovesse succedere qualcosa....l'Albania è molto distante!!Vero?

Certo - qualcuno potrebbe dire - come la Francia.

Ecco perchè questo problema risolto ne fa emergere sostanzialmente un altro, quello ben più grave d urgente, sul quale dovrebbe essere necessario un dialogo sociale importante ed altrettanto urgente.

Quello della reale necessità del nucleare per risolvere i nostri problemi energetici.

La speranza è infatti che su questo tema - che tra l'altro, non dimentichiamocelo, è stato oggetto di un referendum popolare -  avvenga un reale coinvolgimento delle popolazioni e non solo di quelle vicino alle possibili sedi dei futuri impianti energetici.

La speranza è che non si faccia come si è fatto - forse per accelerare le procedure - per Napoli. Dove si sono incontrati i rappresentanti dei comuni solo dopo gli scontri avvenuti nel territorio napoletano. E non - come sarebbe stato logico - prima.

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