Bin Laden e Al Qaeda, a scuola di terrorismo online

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Anche il terrorismo islamico si è evoluto e ha imparato a sfruttare appieno la Rete.

Sembrano passati anni luce da quando, nel 1990, Al Qaeda ha aperto il suo primo sito web: i siti ora sono sei o sette mila, quelli che vengono aperti ogni anno quasi novecento. Producono e diffondono manuali di combattimento, video di attacchi, minacce, istruzioni per costruire armi, celebrazioni di martiri, e la loro qualità è sempre più alta. Gli hacker islamici, poi, mettono in atto truffe per raccogliere fondi destinati alla Jihad.

E' il fronte mediatico di Al Qaeda, che rispecchia la struttura dell'associazione terroristica: magmatica, decentralizzata e senza gerarchie fisse.

In Austria, nel marzo scorso, un nucleo di attivisti era arrivato a produrre un telegiornale, con tanto di giornalista seduto in studio, mentre nel giugno 2007 la polizia statunitense aveva fatto irruzione in un appartamento trovando un vero e proprio media center, con 12 computer, 65 hard disk e più di 500 cd rom.

E da anonime postazioni Internet in Europa, Stati Uniti e Oriente si possono frequentare vere e proprie “madrasse on line” collegate con Bagdad, Kabul, Algeri. Nessuno, però, riesce a quantificare quante siano né a che ritmo si moltiplichino.

Il primo a capire le potenzialità del web è stato proprio Bin Laden, che scriveva al mullah Omar: “La battaglia si svolgerà al 90% sul terreno della propaganda. Internet è il mezzo che assicura le maggiori garanzie. Un luogo di incontro per i militanti e per la ricerca di reclute. Un'università non centralizzata per l'indottrinamento. Un mezzo per lanciare minacce e tenere l'Occidente in continua apprensione”.

Anche LiberaliperIsraele parla del “lato oscuro di Internet”, mentre in questo post segnala le misure prese dall'Italia insieme ad altri sei Paesi europei per combattere il cyberterrorismo.

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