Ancora morti bianche, interviene Napolitano

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UPDATE 16.30: I risultati dell'autopsia effettuata sui corpi dei sei operai morti a Mineo confermano che il decesso è avvenuto per asfissia da annegamento.

Ancora una giornata di morti bianche: dopo i sei morti a Mineo stamattina un incidente in un cantiere di Settimo Milanese è costato la vita a due operai, morti per il crollo dell'impalcatura sulla quale stavano lavorando, posizionata al sesto piano di un edificio. Anche un loro collega è rimasto gravemente ferito.

Sempre a Milano un operaio è precipitato da un palazzo in ristrutturazione nei pressi dell'Idroscalo ed è ora ricoverato in gravissime condizioni, mentre e Termini Imerese, nel Palermitano, il crollo di una impalcatura è stata la causa dell'ennesima morte sul lavoro, la terza di oggi.

Di fronte al ripetersi di queste tragedie è intervenuto anche il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che ha affermato: “al di là delle parole si impongono atti concreti”. 

Intanto a Mineo ci sono sette indagati per la morte degli operai morti soffocati in una vasca del depuratore. Tra gli indagati, per i quali è stato ipotizzato il reato di omicidio colposo plurimo, ci sono anche il sindaco e quattro assessori.

Ma mentre sembra accertato che le vittime non avrebbero dovuto scendere in quella vasca, un operaio che fa lo stesso lavoro, in un'intervista rilasciata a Repubblica, racconta le condizioni in cui lavora. Dalle sue parole si capisce come il fatto di doversi calare in una cisterna non sia così insolito.

Quasi tutti noi che facciamo questo mestiere – racconta - abbiamo la qualifica di operai generici o di autotrasportatori per un lavoro che invece richiederebbe specializzazione, informazione e formazione. Ed ogni volta che mi calo dentro una cisterna prego sempre che non sia l'ultima volta”.

E prosegue: “Se fai il pignolo e chiedi al titolare dell'azienda di metterti a disposizione gli strumenti necessari per evitare di essere ammazzati, rischi il licenziamento. E allora cerchiamo di inventarci da soli alcuni "salvavita". Io, prima di avvicinarmi ad una cisterna come quella di Mineo, do fuoco a un foglio di giornale e lo butto lì dentro. Se la fiamma si spegne subito, allora vuol dire che lì non c'è più ossigeno e non ti devi avvicinare perché altrimenti quella vasca diventa la tua tomba”.

Ma la paura non è solo quella di morire in una cisterna soffocati dalle esalazioni velenose dei fanghi: “L'incubo continua anche quando vedi che accusi problemi di respirazione, dolori al petto e macchie che ti spuntano sulla pelle. E così hai paura che quel veleno che hai respirato tante volte ti sia entrato dentro”.

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