Karl Unterkircher, il Nanga Parbat e l'imprevisto: intervista a Kay Rush

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La scomparsa di Karl Unterkircher sul Nanga Parbat ha lasciato attonito il mondo dell'alpinismo. Kay Rush ne ha parlato sul suo blog Rush Hour e ha postato un video di Karl mentre scalava proprio la vetta pakistana. Kay, grande appassionata di montagna, sogna di scalare in tre anni le seven summits, le sette cime più alte di tutti i continenti, fino a raggiungere l'Everest.

Kay, quando hai appreso della scomparsa di Unterkircher?

Ero in montagna, stavo scendendo dalle Aigulles d'Entreves. Ero con una guida e l'ho saputo da un sms. Mi auguravo che Planet Mountain smentisse la notizia che, purtroppo, si è rivelata fondata. Non lo conoscevo personalmente, ma alcuni amici miei e di mio marito erano in contatto con lui. Dicevano fosse anche molto simpatico.

Hai mai tentato un'impresa simile alla sua?

No, sono scalate di altissimo livello di cui in Italia sono capaci 4 o 5 alpinisti. Lui era un professionista. Lo seguivo anche sul suo sito, aveva da poco iniziato a bloggare. Peccato si sia fermato qui.

Walter Nones e Simon Kehrer, i suoi due compagni di cordata, stanno proseguendo il cammino per arrivare al campo base. Quali sono le loro condizioni psicofisiche?

Per ora devono riuscire a tornare a casa. Hanno percorso una via nuova, hanno visto cadere il loro compagno. Su Rush hour i ragazzi nei commenti si sono interessati alla vicenda e mi hanno inviato mail ed sms per chiedere informazioni e consigli.

Oggi è più pericoloso scalare?

Bisogna stare attenti. Un incidente è un imprevisto, può capitare e bisogna studiare bene il percorso. Può succedere in qualsiasi momento. Scalare il Monte Bianco oggi non è semplice, ad esempio. Al momento ci saranno 5/6 metri di neve che impediscono di vedere i crepacci. E anche le guide dicono che quest'anno è davvero molto pericoloso.

Messner ha dichiarato che gli alpinisti sono consapevoli di non poter fare più ritorno. Cosa ne pensi?

Credo che in realtà non pensino mai alla morte. Certo, sanno di rischiare, non sono sciocchi. Ma non pensano mai che quel giorno possa essere così vicino.

Credi che questo episodio abbia scoraggiato altri alpinisti?

No. Quando un professionista di questo calibro ci lascia è perchè ha affrontato qualcosa di più grande, che sono gli imprevisti della natura. Gli alpinisti conoscono bene le condizioni meteo, utilizzano la tecnologia per affrontare i percorsi con sicurezza. Ma se arriva l'imprevisto, non ci sono più speranze.

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