Omicidio di Garlasco un anno dopo: Stasi dimostra la sua innocenza e vuole l'archiviazione

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UPDATE! Ore 14.30: Secondo la relazione tecnico-scientifica depositata dalla difesa oggi in Procura a Vigevano, il corpo di Chiara Poggi sarebbe stato spostato da due persone.

È passato un anno. Il 13 agosto del 2007 Chiara Poggi fu uccisa nella sua casa di Garlasco, massacrata con una tale quantità di colpi in testa e con una tale ferocia da far dire agli investigatori che la mano dell'assassino non poteva che essere guidata da un grandissimo odio. Chiara aveva 26 anni, laureata in Economia, assunta da poco, energia da investire nei sogni e nelle ambizioni di una ragazza che voleva smarcarsi dalla provincia. L'unico indagato è da subito e da sempre stato lui, Alberto Stasi, due anni meno di lei, il suo fidanzato, il bocconiano di famiglia bene, che si è sempre dichiarato innocente.

La Procura di Vigevano lo ha mandato in carcere il 24 settembre dell'anno scorso con un fermo, il gip lo ha scarcerato pochi giorni dopo. Ora, ad un anno di distanza, Alberto Stasi è invece deciso a richiedere l'archivazione del caso: "Ogni volta a chiedermi se sono proprio sicuro di quello che ho raccontato... Sono sicuro sì. Io non c'entro niente. Sono innocente, non mi stancherò mai di dirlo".

I suoi legali hanno anticipato che ci saranno delle grosse sorprese e sono pronti a presentare una relazione medico-legale di settanta pagine che ricostruisce tutta un'altra storia rispetto alle tesi d'accusa: non è sangue quello sulla bicicletta; non è il numero di scarpe di Alberto quello dell'orma rilevata in casa; il percorso seguito alla ricerca di Chiara è compatibile con l'assenza di sangue sulle scarpe e poi mille altri dettagli che, è sicuro l'avvocato Angelo Giarda, "faranno certo discutere e secondo noi dimostrano con certezza che questo ragazzo non è l'assassino di Chiara" (per una ricostruzione del delitto cliccate qui). E riguardo al computer? "È vero che è stato usato solo tre minuti. Ma nel senso che per tre minuti si è connesso a una rete esterna. Poi l'ha usato come macchina da scrivere e ha scritto quattro pagine della tesi".

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(Qui sopra le foto pubblicate da Libero nell'ottobre del 2007. Clicca sulle immagini per ingrandirle)

"A Chiara che qualcuno ha voluto togliermi troppo presto" diceva la dedica sul frontespizio del laureando Alberto Stasi. 110 e lode, un laurea in Economia che lo ha portato ad occuparsi di diritto tributario nello studio dei suoi due legali di Vigevano, i fratelli Giulio e Giuseppe Colli che sono diventati un po' anche i suoi fratelli.

Com'è la vita di Alberto Stasi dopo quello che è successo? Tanto lavoro e pochi ma fidati amici. Si tiene alla larga più che può da giornalisti, telecamere e curiosi di paese. Si concede ogni tanto un weekend nella sua casa al mare, in Liguria. Qualche volta fa gite in barca, una delle sue grandi passioni. Sogna l'anonimato ed è protetto da un gruppo di amici (alcuni lo erano anche di Chiara) che gli fanno da scudo ovunque.

Nel polverone mediatico che ogni tanto si risolleva, emergono le figure dei genitori: quelli che hanno perduto una figlia. Quelli che si battono per non perdere il loro. Un anno dopo i genitori di Chiara e Alberto. Giuseppe Poggi: “Non odio nessuno. Mia figlia è morta e con lei sono finiti tutti i sogni”. Nicola Stasi: “Mio figlio è sereno. Ma oggi mi chiedo se la giustizia esiste veramente”.

Il delitto di Garlasco ha diviso l'Italia tra innocentisti e colpevolisti: una tragedia gonfiata dalla stampa ma che continua a coinvolgere e provocare l'opinione pubblica per il mistero in cui è avvolta. Se Alberto otterrà l'archiviazione, resterà un delitto irrisolto. Subito si è puntato il dito verso Stasi, cercando il movente passionale: ma è stato fatto proprio tutto per cercare nelle altre direzioni?

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